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    7/3/2008

    "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani / 3

     
    TIZIANO: Abbiamo passato molte ore a farci raccontare dai nostri amici cinesi cosa era successo a loro negli anni in cui la Cina era chiusa, per cercare di capire come la rivoluzione cuturale sia stata possibile, come sia stato possibile che un popolo di una grande tradizione, di una grande cultura si fosse umiliato in quella perversa spirale di violenza che aveva fatto milioni di vittime.
    Quello che ci veniva raccontato non risultava dal Libretto Rosso di Mao o dalla letteratura di propaganda della Nuova Cina. La frase che ripeto sempre è: io mi resi conto prestissimo che il mio sogno - il sogno di un giovane che studia la Cina sui banchi della Columbia University - era stato l'incubo dei cinesi.
    E questa è stata la mia prima grande delusione.
    [...] E lì bisogna ragionare. Era soltanto il maoismo a creare in me questa delusione, o era la constatazione, ormai così ovvia, che non è possibile creare un uomo nuovo, che è sacrilega quest'idea?
    La verità è che c'è una natura umana che non può essere combattuta. C'è una natura umana che è individualista, che è egoista e che non accetta questa limitazione dei propri diritti, della propria libertà d'espressione. Bisogna riconoscerlo. Perché tu puoi dare a tutti la stessa ferrea ciotola di riso, puoi dare a tutti lo stesso vestito, e tanti ci credono e tanti partecipano al tuo progetto. Ma c'è sempre una parte che vuole due vestiti, due ciotole di riso, e la libertà di fare quello che vuole. Questo però il comunismo lo nega per cui crea una contraddizione che diventa omicida. Così si arriva alla violenza perché quelli che credono nel sistema reprimono quelli che lo minano. Per questo ci sono stati i massacri di Pol Pot, il gulag dei sovietici e i campi di lavoro dei cinesi.
     
    FOLCO: Vuoi dire che i pochi che hanno cercato di cambiare l'uomo erano tutti...
     
    TIZIANO: ...assassini, grandi assassini. C'è qualcosa di sacrilego nell'idea di voler creare l'uomo nuovo che è di tutti, tutti i rivoluzionari. Lenin, Stalin, Trotsky, Mao hanno tutti avuto questo stesso sogno. Ma l'uomo è quello che è, è il frutto di un'evoluzione e non puoi fermare l'evoluzione, come non puoi fermare l'acqua che scorre nel fiume.
     
    FOLCO: Dopo la morte di Mao, proprio negli anni in cui noi eravamo in Cina, la sua politica veniva disfatta e sostituita dalla politica di Deng Xiaoping. E anche questa non t'interessava per nulla, vero?
     
    TIZIANO: Perché finiva un progetto, no? Finiva un ideale. Quando Deng dice «Essere ricchi è glorioso» tu dici: cinquant'anni di storia e di morti per nulla? E' glorioso diventare ricchi? Per cinquant'anni voi al popolo gli avete insegnato a mangiare una ciotola di riso, a essere frugale, ad avere solo un paio di scarpe, solo un paio di calzoni; gli avete dato incentivi morali e fusciacche rosse invece degli incentivi materiali. E ora arriva questo a dirci «No, no, no, bisogna tutti essere ricchi»?!
    Lo vedi cosa sono diventati? Banditi, banditi!
    Ride
    Stanno facendo della Cina una seconda Taiwan, una brutta imitazione di Hong Kong in cui tutti corrono per far soldi, come dappertutto. E quella loro nuova società alternativa, dov'è finita? Allora, tanto vale che se ne vadano al diavolo.
    E qui nasce il grande problema di tuo padre che poi porta all'Himalaya. Se tu pensi che cos'è costato, a partire dal 1921, la grande rivoluzione cinese comunista, con la guerra contro l'occupazione giapponese, la guerra contro i nazionalisti sostenuti dagli americani; se tu pensi all'ammontare di sofferenza e di morti. Milioni!
    A che è servito, a che è servito?
    E' inutile aver perso milioni di persone, migliaia di teste tagliate, decapitate per le strade, di gente massacrata, per creare oggi una società che è come quella capitalista di Taiwan. Eh no, se c'erano i nazionalisti al potere la facevano meglio: con gli aiuti americani, la bella moglie di Chiang Kai-shek alla televisione, tutti bravissimi. Tu guarda la Storia. Avessero vinto i nazionalisti nel 1949 invece di Mao, oggi ci sarebbe stata la nuova Shanghai. Ed è quello che c'è.
    Allora, a che servono queste rivoluzioni? Tutti questi sacrifici veri, che tanti hanno fatto con grande onestà, a che servono? Se avessero vinto gli altri, la Cina avrebbe sofferto molto di meno e sarebbe comunque diventata quello che è oggi, e forse prima.
    Lo stesso è vero per il Vietnam, se avesse vinto Thieu invece dei comunisti. I comunisti vietnamiti oggi cosa fanno? Saigon è una città occidentale, con tutto quello che l'Occidente ha di peggio, i bordelli, l'interesse, i ricchi e i poveri, lo sfruttamento. Oh, abbiamo fatto la rivoluzione per questa roba qua?! Quelli che si giravano la cintura due volte intorno alla vita perché non mangiavano che una manciata di riso, lo hanno fatto per questo?! E se la rivoluzione bolscevica fosse fallita, perché interveniva l'Europa o perché le truppe dello zar resistevano all'attacco dei rivoluzionari, lentamente la Russia si sarebbe modernizzata sotto l'influenza dell'Europa, no? Avrebbero vinto gli altri e oggi forse la situazione sarebbe migliore. Allora?
    E poi metti tutto assieme, mettici anche il Che, la sua contrapposizione a Castro... Queste rivoluzioni, quanti morti son costate, quante sofferenze, quante torture! E il risultato finale? Tutto uguale. Pari!
     
    FOLCO: Ma queste rivoluzioni hanno anche tolto dal potere re, zar, dittature corrotte. La Storia non sarebbe andata come è andata se non ci fossero state. Poteva andare anche molto peggio, visto che in genere le cose continuano a peggiorare fino a che la gente non si oppone.
     
    TIZIANO: Certo... Infatti c'è anche un altro aspetto delle rivoluzioni che io continuo a ripetere. E' vero, potevano vincere gli altri e il risultato poteva essere uguale. Ma in fondo la rivoluzione vietnamita era giusta, era giusta! I vietnamiti dovevano riunificare il loro paese, non potevano permettere la continuazione della situazione coloniale. E anche tutti gli orrori che sono seguiti non bastano per dire che le idee con le quali i rivoluzionari erano partiti sono di per sé sbagliate. Così come la guerra di Mao era più che giusta. Mamma mia, se era giusta!
    Ma per arrivare a cosa?
    Se pensi poi ha cos'ha voluto dire la rivoluzione bolscevica, questo rovesciarsi della società, per cui tutti quelli che erano in cima vengono decapitati, distrutti, sterminati a famiglie intere - forse anche giustamente se guardi come male si erano comportati - mentre i proletari prendono il potere. Bello, no? Quelli che non contavano niente tutto d'un tratto sono quelli che hanno da dire. Ma cosa hanno da dire? Quel che c'è di peggio nell'umanità! Si comportano verso i vecchi padroni con vigliaccheria, proprio in maniera crudele, bestiale.
     
    FOLCO: Ma non è che per questo si possa dire: non fate la rivoluzione! Qual è la conclusione?
     
    TIZIANO: La mia conclusione è che non serve.
     
    FOLCO: Non servono le rivoluzioni?
     
    TIZIANO: E da qui il mio passo verso l'unica rivoluzione che serve, quella dentro di te. Le altre le vedi. Le altre si ripetono, si ripetono in maniera costante, perché al fondo c'è la natura dell'uomo. E se l'uomo non cambia, se l'uomo non fa questo salto di qualità, se l'uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, all'interesse, tutto si ripete, si ripete, si ripete.
    Il Babbo riflette a lungo.
    Lentamente in Cina ebbi una reazione che fu questa: invece di cercare l'uomo nuovo mi resi conto che c'era un uomo vecchio, cinese, che era meraviglioso; e che quella era stata una cultura stupenda con una grandezza e con una ricchezza che proprio mi colpivano.
    Allora mi sono messo in cerca di quell'uomo vecchio, della meraviglia che era stata la vecchia Cina e di quel che ne rimaneva.
    [pagg. 216-222]
    6/27/2008

    "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani / 2

     

    FOLCO : Parliamo della scuola cinese giacché c’è la Saskia […] Si, non mi diceva proprio nulla quella rigidità. Noi, nella nostra scuola abbiamo visto che il comunismo era molto poco divertente e mi ricordo anche quanto era triste la vita in Cina in generale. Mi sorprendeva proprio che potesse esistere un sistema sotto il quale la gente sta così male, è così annoiata, non ha neanche più voglia di vivere. Un grigiume! I cinesi si opprimevano a vicenda, si spiavano, si pedinavano. Polizia dappertutto. Mi chiedevo: a cosa serve? Quale perversione ha portato la gente a comportarsi così?

     

    TIZIANO: Credo che tu sia diventato un fervido anticomunista nella scuola comunista, e anche questo magari è stato un vantaggio.

     

    Ride 

     

    FOLCO: Forse c’è un momento rivoluzionario in cui tutti sono ispirati, ma poco dopo è finita.

     

    TIZIANO: Giustissimo. Tu non avevi alcun occhiale ideologico e vedevi la realtà com’era, come evidentemente è capitato molto presto anche a me, ed è questo che ti ha reso così anticomunista.

     

    FOLCO: Si, perché la libertà uno la dà per scontata. Poi si accorge che esistono dei sistemi che prendono il potere e per quaranta, cinquanta, cento anni rompono i coglioni a un’intera popolazione. Ti fa un po’ paura questa roba. In Cina la gente era schiacciata dal sistema.

     

    TIZIANO: Certo, certo.

     

    FOLCO: Tutto era segreto, tutto era vietato. I nostri compagni cinesi [di scuola] non potevano venire a casa nostra. C’era sempre un senso di paura, di essere ascoltati. Mancava proprio la libertà.

     

    TIZIANO: Verissimo. Il problema della libertà, Folco, è uno dei temi di cui abbiamo parlato in altre occasioni. La libertà è un concetto molto vago. Certamente quella di cui parli tu è la prima libertà, quella proprio quotidiana del poter vivere in pace. Però, dietro a quella follia maoista c’era un’idea che purtroppo si era pervertita.

     

    FOLCO: Quando c’eravamo noi credo che l’idea fosse già stanca, ammalata. La gente ripeteva gli slogan, spazzava le strade, ma senza più voglia, mi sembrava.

     

    SASKIA: Perché era tutto inutile quello che si doeva fare. Ricordo che si spazzavano le strade durante quelle tempeste di sabbia che soffiavano dal deserto del Gobi e che ci rimandavano la sabbia in faccia. Ma andava spazzato quel giorno lì.

     

    FOLCO: Brava! Giusto, buonissimo esempio. Dover fare i gesti che in teoria sono utili ma che in pratica non servono a nulla. Nessuno era più convinto, nessuno sentiva più di far parte di un grande progetto.

     

    TIZIANO: Sì, era finito, avete ragione. Finiva un progetto, finiva un ideale. L’immagine della Cina eroica, lavoratrice, faceva acqua da tutte le parti.

    Poi io stesso mi resi conto che quella scuola non era facile per voi, che vi insegnavano cose che erano assolutamente contrarie al sistema di valori in cui io credevo, no? Come il dover fare la spia ai compagni, o il dover vivisezionare un pesce, che ti fece tanto scandalizzare, Saskia. Gli doveste togliere le pinne da vivo, a una a una, durante la lezione di biologia! Però, voglio dire, il pulire i gabinetti lo trovavo parte della mia visione di un mondo nuovo. Perché i gabinetti li devono pulire gli altri e non noi? Io ero molto ideologico ancora a quel tempo, cioè vedevo le cose in chiave proprio anche politica, storica.

    Mi resi conto che per voi quella scuola era difficile, ma non me ne feci un cruccio perché sapevo che eravate tutti e due in grado di resistere. […] Tu, Saskia, cosa hai imparato alla scuola cinese?

     

    SASKIA: La matematica, quella la insegnavano benissimo. Poi c’era una disciplina ancora all’antica, come non esisteva più nelle nostre scuole: alzarsi in piedi per rispondere, stare seduti nei banchi con le mani dietro la schiena, marciare. Tutti questi comportamenti, un po’ militari, non dispiacciono ai bambini, anzi, ci divertivamo quasi. C’erano anche tante attività organizzate: la gara di canto, la gara degli aquiloni, il fare delle buone azioni, come quella di aiutare una vecchina ad attraversare la strada seguendo l’esempio del soldato modello Lei Feng. In fondo erano attività che ai bambini danno un senso di responsabilità civica, di appartenenza.

     

    TIZIANO: Pensa, questo Lei Feng, che bella figura! Sarà anche stato inventato, ma non è più simpatico per un bambino imitare il buon soldato Lei Feng che sognare di diventare un giocatore di calcio che fa duecento gol per 400 milioni di euro? Voglio dire, era un altro mondo e a me quel mondo mi piaceva mostrarvelo.

    Poi tutti mi dicevano «Scrivi sui tuoi figli in Cina!» «Ma perché devo scrivere io?» ho detto. «Faccio scrivere loro.» Fu una bellissima esperienza perché ognuno di voi descrisse le sue impressioni a modo suo, nel linguaggio dei bambini, ed erano così genuine che le pubblicò anche L’Espresso. Non c’era cosa che colpisca più del linguaggio della verità.

    [pagg. 202-206]

    5/19/2007

    "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani

     
    << [...] ...e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un'ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo fra padre e figlio, così diversi e così eguali, un libro testamento che toccherà a te mettere assieme.>>
     
    Così comincia "La fine è il mio inizio", un libro-testamento appunto, ma non per questo una semplice autobiografia. Un dialogo - per niente lento, per niente noioso - tra un padre ed il proprio figlio. Un dialogo nel quale, a mio parere, il lettore si sente parte. Pare quasi di essere seduto vicino ai due, ma invisibile, ed ascoltare... viaggiare nei luoghi e nel tempo del racconto.
     
    <<TIZIANO: E' interessante per te che non sai da dove vieni. Quello che vorrei farti capire, ma non solo a te, alla Saskia e persino ai vostri figli, è quale era la cultura di quel tempo, quali erano i valori della gente come i miei. Valori semplicissimi, ma volori molto forti. L'onestà. Poi quel senso della dignità. Si va dagli altri che hanno i soldi ma non si mangia, si dice:«Ho già mangiato, grazie». Sai, ti dà forza questo, ti mette i paletti. Ci si veste bene. Non si va dagli altri se non si è presentabili, se no ti coglionano. Sei povero e sei debole e ti coglionano anche? Ah no! Sono elegante come te. E non mangio la tua pappa, ho già mangiato. L'altro grande valore è la famiglia. In verità, quella visita ogni sera dello zio rompicoglioni faceva parte del teatro. La famiglia c'era sempre. Si poteva contare sulla famiglia.
    I miei sono cresciuti con questi valori e in qualche modo me li hanno passati.>>
    [pag. 41]
     
    <<[Tiziano parla del Vietnam] E lì ebbi quest'altra bella visione, che mi piaceva: che la vita non si ferma. Tu puoi buttare il napalm, il sale, ammazzare tutti. Per un pò non vedi niente. Poi - paff! spunta una piantina, si riapre un mercatino, due fanno l'amore e la vita ritorna con questa sua avidità di vivere! Forte la si sentiva, forte.>>
    [pag. 161]
     
    << sentivi Cosa identità? tua intorno dalla diverso così ti Se identità? Cosa> 
    TIZIANO: Un evaso.
    Silenzio
    Sai, quella dello scappare è sempre stata la mia natura, che in un senso è positiva, ma anche molto negativa. Perché scappando, scappavo anche dalle responsabilità, quelle di tipo politico, per esempio. Non c'è dubbio che io avrei potuto fare una carriera politica. Quando ero giovanissimo frequentavo gli ambienti fiorentini che mi ci avrebbero potuto portare. Frequentavo l'oratorio di don Bensi, un bel personaggio cattolico; ho conosciuto La Pira e tanta altra gente con cui avrei potuto fare strada. Ma sentivo che quello non ero io.
    Allora, lo scappare è stata la mia natura. Proprio, se tu mi chiedi chi io mi sono sentito: sempre un evaso. Uno che scappa. [...]
    C'era questa voglia di scappare sempre, sempre, sempre. Scappare da dove mi si teneva sotto controllo, come quando partii per l'avventura in Svizzera che ti ho raccontato, per imparare il francese. Anche lì, scappare, andare! E tutta la mia vita è stata uno scappare, anche in senso negativo.>>
    [pagg. 164-165]
    9/23/2006

    "Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse"/4

    E così concludo le citazioni iniziate tempo fa...
     
    <<Cioè quando Muhammad Bouyeri [l'assassino di Theo van Gogh*] esce dal vicolo che sbocca sul marciapiede e punta la rivoltella.
    - Non farlo, non farlo! - grida Theo van Gogh disperato. Lo grida anche una signora in bicicletta che si trova a pochi passi da lui: - Non farlo, non farlo! -. Ma naturalmente Muhammad Bouyeri spara lo stesso. Nove colpi che eccetto uno, quello che colpisce di striscio la signora, finiscono tutti nel corpo dell'infedele. Poi Muhammad Bouyeri ripone la pistola in una tasca. Tira fuori la piccola spada, si avvicina a Theo che disteso sul marciapiede agonizza, e lo sgozza. Proprio come fanno a Bagdad. Dopo averlo sgozzato gli trafigge più volte il torace, quindi ripone anche la spada. Estrae da un'altra tasca i cinque fogli, la lettera per Ayyan Hirsi Alì**, e dopo aver fatto un buco all'altezza dell'ombelico li infila nel ventre di Theo. Con calma, dice la signora colpita di striscio. Con scrupolo.>>
    [pagg. 247-248]
     
    * Theo van Gogh era un regista olandese, colpevole d'aver girato un cortometraggio sulla sottomissione delle donne nell'Islam
    ** Ayyan Hirsi Alì è una parlamentare di origine somala che ha scritto il copione per il cortometraggio.
     
    Riguardo alla Turchia:
    << Il rapporto che Amnesty International ha emesso dopo le "Armonizzazioni" imposte da Erdogan fa rabbrividire. Gente arrestata, torturata, uccisa con sevizie ancora in vigore grazie a leggi simili a quelle emendate o annullate. Interrogatorii condotti con le scariche elettriche, sospensione per le braccia legate a una corda che pende dal soffitto, molestie sessuali, carcere senza sonno e senza cibo, falaka cioè bastonate sulla pianta dei piedi. (La falaka può sembrare meno feroce. Ma otto anni dopo averla subita ad opera della polizia greca, cioè d'una polizia inquinata da quattro secoli di dominazione turca, Alekos Panagulis zoppicava ancora. Leggermente, ma zoppicava). [...] Il rapporto parla anche di persone rapite da agenti in borghese, tenute in prigione senza capi d'accusa e senza avvocato, e qui torturate nei modi suddetti. Parla anche di gravi limiti posti alla libertà di parola o di stampa, e quanto alle violenze sulle donne... Quelle incominciano nell'ambito familiare dove sono inflitte dai padri e dai mariti e dai fratelli, spiega. Di solito, per punire i "crimini d'onore" e per imporre i matrimoni rifiutati o precoci. Vanno dalle percosse all'omicidio, e spesso l'omicidio viene contrabbandato come suicidio. Ascolti il seguente passaggio: "In Turchia la pratica di uccidere le figlie ribelli o costringerle a suicidarsi è ampiamente tollerata e persino approvata dai leader delle comunità locali. Questo, anche ai più alti livelli del potere esecutivo e giudiziario. Di rado le autorità conducono indagini serie su quei casi di omicidio o apparente suicidio". Del resto per capire come vengono trattate le donne nella Turchia che s'è consegnata al Corano basta pensare al caso che racconto ne La Forza della Ragione. Quello della trentacinquenne Cemse Allak stuprata e messa incinta da un bruto, e a causa di ciò lapidata a morte dalla famiglia. (Risposta data dalla cognata al giornalista inglese che la intervistava: "Che dovevamo fare? Era zittella e aveva perso l'onore. Stupro o no, aveva disonorato anche noi").
    [...] Quello delle cinque sedicenni che s'erano recate con le maestre e l'insegnante di religione a fare una gita scolastica al mare [a Smirne, sempre in Turchia]. Che eludendo la loro sorveglianza entrarono in acqua col chador. Che a causa del chador furono travolte dalle onde. E che i bagnini pronti a tuffarsi non poteron salvare perché l'insegnante di religione glielo impedì. "Fermi tutti. Non toccatele. Il Corano lo proibisce". Le poverine annaspavano, gridavano, imploravano aiuto, e lui ripeteva il-Corano-lo-proibisce. Così i bagnini non osarono disubbidirgli, le lasciarono affogare. (Più o meno, ciò che tempo fa accadde in Arabia Saudita dove per non offendere il Corano i pompieri lasciarono bruciare trentasei donne in un incendio). Dopo la morte delle cinque sedicenni, a Smirne non ci fu neppure una denuncia per mancato soccorso. E quando il quotidiano Hurriyet pubblicò la notizia, Erdogan si guardò bene dall'aprir bocca.>>
    [pagg. da 201 a 204]
     
    In questi passi ci vedo una denuncia, nient'altro! E le fonti non sono certo inventate come qualcuno sostiene! I rapporti di Amnesty International&Co vengono sbandierati solo quando si tratta dell'Iraq, di Guantanamo, ecc?! Svegliamoci un attimino perché situazioni ben peggiori ci sono in Turchia, come in Cina, come nei paesi africani, ecc!
    7/29/2006

    "Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse"/3

    Condivido e come...
     
    <<Non mi riconosco in nessuno e non delego nessuno l'arduo compito di rappresentarmi. Voto soltanto per i referendum cioè quando si tratta di accettare o rifiutare una legge, non un uomo o una donna. Sbaglio lo so. Dò un cattivo esempio, lo so. Montanelli diceva che quando non ci si riconosce in nessuno bisogna tapparci il naso e votare lo stesso. Per il meno peggio. E lo capisco. Capisco anche che a non tapparmi il naso rendo un favore al nemico. [...] Vede, per me la parola politica non è una parolaccia. E' una parola santa. Un nobile impegno, un dovere. Non uno strumento per far carriera, per assicurarsi privilegi immeritati, per compiacere la propria vanità o brama di dominio. E dacché mondo è mondo la politica appartiene quasi sempre a chi non la pensa come me.>>
    [pagg. 56-57]
     
    <<Io non ci capisco più nulla. Quando ero bambina, i comunisti volevano che i ricchi si vergognassero d'essere ricchi. Sostenevano che la proprietà è un furto. Ora, se non sei ricco, ti sputano addosso. E spesso sono più ricchi dei ricchi di allora. Adorano il lusso e dicono di volersi battere per il superfluo. Del resto l'ho già scritto ne La Forza della Ragione: ormai Destra e Sinistra sono i due volti della medesima faccia. Quando parlo di Destra e Sinistra non mi riferisco a due entità opposte e nemiche, l'una simbolo di regresso e l'altra di progresso: mi riferisco a due schieramenti che come due squadre di calcio rincorrono la palla del Potere e che per questo sembran davvero due entità opposte e nemiche. Se le guardi bene, però, t'accorgi che nonostante il diverso colore delle mutande e delle magliette sono un blocco omogeneo: un'unica squadra che combatte sé stessa. La Destra laida, la Destra reazionaria ed ottusa, feudale, in Occidente non esiste più.>>
    [pag. 39]
    7/28/2006

    "Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse"/2

    Alla faccia di chi definisce Oriana Fallaci una filo-americana incallita.
     
    <<[...] Di quei militari americani pensai cose che i professionisti dell'antiamericanismo non si sognan nemmeno. Del signor Rumsfeld che certo sapeva, lo stesso. Mi sentii tradita, offesa, ingannata. Mi sentii come una moglie che ha sorpreso il marito a letto con un'altra donna, e volevo divorziare. Volevo lasciare la mia casa di New York e restituire a Rumsfeld la mia Permanent Resident Card. E se avessi incontrato la miserabile che vestita da soldatessa s'è fatta fotografare mentre teneva il prigioniero iracheno a guinzaglio, l'avrei picchiata come mia madre aveva picchiato la moglie dell'ex-federale fascista. L'avrei massacrata di botte.
         - Senza internvistarla, senza interrogarla sui perché?
    Ovvio. E senza chiedermi se quel prigioniero fosse un criminale di Saddam Hussein. Se avesse gassato i curdi, torturato e ucciso i suoi compatrioti. Se fino alla vigilia del suo arresto si fosse divertito a mutilare i cadaveri dei Marines, a tagliargli le gambe e le braccia e i genitali per esibirli dinanzi alla marmaglia esultante. Senza dirmi, inoltre, che episodi uguali a quelli di Abu Graib sono sempre avvenuti. In ogni esercito, ogni società, ogni momento storico. Tanto per andar sul recente, pensi ai mussulmani che in Libano crucifiggevano i cristiani maroniti. Dopo avergli mozzato gli arti e cavato gli occhi, bada bene. Pensi alle allucinanti torture cui i nordvietnamiti sottoponevano nei campi di prigionia gli americani catturati. Pensi ai vietcong che facevano a pezzi i neonati dei Montagnard cattolici e poi li buttavano dentro la capanna del capovillaggio [alla bambina che correva ustionata dopo le bombe al Napalm]. Pensi agli Khmer Rouges che in Cambogia schiacciavano i poliziotti con le jeep. E che il nostro collega Sean Flynn, il figlio di Errol Flynn, lo ammazzarono così: lo legarono a un albero, vivo lo aprirono dal collo all'inguine, gli tolsero il fegato, e... Anche senza il fegato, Sean ci mise tanto a morire. Storia, questa, di cui gli ipocriti che fanno i moralisti da una parte e basta hanno parlato ben poco o non hanno parlato affatto. Oh, sì: quella miserabile l'avrei massacrata di botte senza dirmi tutto questo. E senza rammentare a me stessa che dei nostri delitti noi ci vergognamo. I figli di Allah, no. I nostri delitti noi li processiamo, li condanniamo. I figli di Allah, no.
    [...] a qualsiasi razza o religione o credo politico appartengano, gli esseri umani sono capaci di tutto. La perfidia scorre nelle loro vene come il sangue, la crudeltà appartiene alla loro natura.>>
    [pagg. da 26 a 29]
    6/10/2006

    "Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse"

    dalla dedica alle vittime del terrorismo:
    <<[...] alle creature che dallo scorso giugno ad oggi, novembre 2004, i macellai di Allah hanno ucciso come nei sacrifici umani con cui i barbari dell'antichità rendevano omaggio ai loro dèi assetati di sangue. Unica differenza, il fatto che dei sacrifici umani celebrati nell'antichità non esiste un filmato. Per immaginarli bisogna affidarsi all'archeologia. Oggi, invece, il filmato c'è. Quasi sempre. [...] E in ogni caso chiunque può comprarlo al mercato di Bagdad dove i video dell'orrore e del macabro inventato dal terrorismo islamico sono veri best-seller. A una sola bancarella, seicentocinquanta copie in dodici ore. Dettaglio dal quale deduci che nelle buone famiglie della capitale irachena il divertimento preferito è godersi lo spettacolo d'un uomo bendato a cui in nome del Dio Misericordioso e Iracondo i boia mascherati nonché incappucciati col kaffiah leggono la sentenza di morte poi tagliano la gola o mozzano la testa col coltello a sega. E tanto meglio se prima che il coltello a sega recida le corde vocali la vittima si raccomanda, si dispera, grida come Kim Sun: "Non voglio morire. Vi prego, non fatelo, non voglio morire".
    [...] il nuovo elenco inizia dunque con l'americano che l'altra volta non feci in tempo a citare: il diciannovenne Marine Keith Matthew Maupin, freddato col colpo alla nuca il 28 giugno 2004. Prosegue con due bulgari: il camionista Gheorghi Lazov decapitato il 13 luglio e il suo collega Ivailo Kepov fucilato il 13 luglio. Continua con due pakistani: il tecnico Azad Hussein Khan sgozzato il 26 luglio e il suo autista Sajid Naeem freddato il medesimo giorno. Procede col camionista turco Murat Yuce sgozzato il 2 agosto e col suo collega Osman Alisan decapitato il 5 agosto. [...] Va avanti con il pubblicista italiano Enzo Baldoni, assassinato non si sa come e non si sa quando ma sembra il 26 agosto a botte e a revolverate mentre tentava di ribellarsi. Include i dodici nepalesi massacrati il 31 agosto perché erano andati in Iraq per guadagnare un dinaro pulendo i cessi altrui. I dodici figli del popolo (tutti buddisti) che nel video non chinano mai il capo. Non si disperano, non implorano, attendono l'esecuzione con orgogliosa serenità [intanto rivedo i monaci che si davano fuoco per protesta]. E che le nostre televisioni hanno liquidato con qualche immagine frettolosa. I nostri giornali, senza curarsi di fornirne i nomi. Ma io li ho cercati. Li ho trovati, ed eccoli. Quello decapitato si chiamava Lalan Singh Koiri. Quelli trafitti dalle mitragliate mentre stavano bocconi per terra si chiamavano Budan Shah, Ramesh Khada, Mangal Limbu, Prakash Adhikari, Sanajana e Manoi Khumar Thakur (questi due, fratelli), Rajendra e Gynendra Kumat Shresta (anche questi due, fratelli), Jhok e Jit e Mangal Bahadur Thapa (questi tre, cugini). Età, tra i ventidue e i ventinove anni.
    Include anche i centocinquanta bambini e i centonovantanove adulti (per lo più maestri e maestre e genitori) che tra la mattina dell'1 settembre e dell'alba del 3 settembre i "guerriglieri" ceceni guidati da Abdullah Shamil Abu Idris già Shamil Basayev sterminarono con l'aiuto di tre arabi e due donne nella scuola di Beslan. Quei bambini che per due giorni e due notti erano rimasti a fissar disperati gli ordigni esplosivi e i kalashnikov puntati contro di loro. Che al caldo feroce e alla fame e alla sete eran sopravvissuti bevendo la propria urina. Che quando scappavano scalzi e ignudi dalla palestra semicrollata sembravano uccellini volati via da un albero su cui è piombato uno stormo di avvoltoi. Infatti, mentre scappavano, gli avvoltoi con la barba gli sparavano addosso come se fossero stati a caccia di fringuelli. (Le ragazzine, invece, le avevano uccise in un cesso dopo averle violentate una ad una. Questi animali i cui imam cianciano con tanto fervore di etica e pudore di virtù). Include anche l'autista egiziano Nasser Juma, decapitato il 5 settembre quale presunta spia. Include anche i tre curdi decapitati il 19 settembre quali apostati e traditori. ([...] i siti Internet offrono un filmato nel quale si vede il boia che gli lega le braccia, li stende bocconi per terra, gli sega lentissimamente la testa, e dopo avergliela segata gliela appoggia sopra la schiena. Ce la fissa col nastro adesivo).
    Include anche i tre ingegneri occidentali di Bagdad, [...]: l'americano Eugene Armstrong decapitato il 20 settembre, l'americano Jack Hensley decapitato il 21 settembre, l'inglese Kenneth Bigley decapitato il 7 ottobre. Quel povero Bigley che incatenato come un cane nonché chiuso dentro una gabbia per cani supplicava Blair di salvarlo e piangeva, piangeva. [...] la poliziotta irachena Nadia Abdulwahhab Matlak fucilata il 27 settembre [...], l'ingegnere iracheno Bareh Daud Ibrahim decapitato il 2 ottobre perché impiegato in una ditta americana, il commerciante iracheno (ma residente in Italia e marito di un'italiana) Ajad Anwar Wali fucilato lo stesso giorno col suo autista turco Yalmaz Dabja [...] E poi le quarantanove reclute assassinate il 20 ottobre, una dopo una, col colpo alla nuca. Strage impinguata pochi giorni dopo da altre trentasette assassinate nel medesimo modo nonché da ventidue poliziotti, uno decapitato, uccisi quasi contemporaneamente a raffiche di mitra. [...] al regista olandese Theo van Gogh: lo scorso 2 novembre assassinato ad Amsterdam da un marocchino super-integrato nonché con doppia cittadinanza. [...] il corpo della bionda [...] un corpo senza braccia e senza gambe (accuratamente mozzate), col volto reso irriconoscibile da un feroce pestaggio, e la solita pallottola dentro la nuca.>>
    [dovrebbe essere il corpo di Margaret Hassan, dirigente dell'organizzazione umanitaria Care Interantional che agli iracheni aveva dedicato trent'anni della sua vita]
     
    Vanno aggiunte tutte le vittime del terrorismo, in Iraq e altrove, precedenti e future alla dedica. Tutte: americane, europee, asiatiche, e soprattutto tutti quei civili innocenti iracheni e non che pagano il prezzo più alto della guerra (comprese le vittime innocenti di Falluja e degli altri macabri massacri ad opera di terroristi mussulamani e di terroristi americani).

    "La Forza della Ragione"/11 - Atto finale

    <<Ho messo da parte un articolo che riporta una telefonata intercettata dalla polizia lo scorso novembre. La conversazione tra il fratello d'un kamikaze appena morto, un certo Said, e sua madre. [...] Lui parla da Milano. Lei da qualche città del Maghreb o del Medioriente. Ed ecco il testo.
    Fratello: "Mamma, felicitazioni per Said! Il nostro Said è diventato un martire!".
    Mamma: "Auguri! Augugi!".
    Fratello: "Sei contenta, mamma?".
    Mamma: "Contenta, sì contenta! E non aver paura, fegato mio. Devi aver paura di Allah e basta. E' Allah che ci mostra la retta via".
    Fratello: "Qui in Italia tutti lo ammirano e lo invidiano, mamma".
    Mamma: "Anche qui c'è tanta gente che si complimenta con me! Dio è grande. Ringraziamo Iddio, Allah akbar!".
    Poi il fratello informa la mamma che uno degli ammiratori di Said che stanno in Italia vuole mandarle ottomila euro in regalo. (Leggi "risarcimento-danni")
    [ma come? Sono clandestini, vengono perché poveri, perchè nei loro paesi non hanno di che sfamarsi ...e ottomila euro da regalare dove li trovano?!?]
    Il fatto è che lui sta per sposarsi, quattromila gli servirebbero per aggiustar la casa, e: "Mamma, non si potrebbe fare a metà?". La mamma esita, tergiversa. A quanto pare, è spilorcia. Non accetta sconti. D'un tratto però risponde va-bene, e allora il nubendo le chiede di spedirgli "nel solito modo" i documenti necessari a sposarsi. Nel "solito modo" perché-ha-problemi-con-lo-Stato-Italiano. (E' clandestino, forse). Glieli chiede e subito aggiunge: "Comunque non preoccuparti, mamma. Non allarmarti. Col matrimonio aggiusto tutto. Sposo un'italiana!"
    Sissignori, un'italiana. Una brava ragazza italiana (non si dice così?) che gli permetterà d'ottenere in quattro e quattr'otto la cittadinanza del nostro paese. [...] Senza capire che quei quattromila euro per aggiustare la casa in cui andrà ad abitare grondano sangue. Il sangue della sua gente.>>
    [pagg. 256, 257]
     
    E con questo concludo anche con questo libro. Un libro molto criticato; a mio parere molte critiche sono dei pregiudizi, una critica va fatta dopo aver letto il libro e non prima. Non si può dire "quel libro fa schifo, l'ha scritto la Fallaci, quella è una pazza, una guerrafondaia, una xenofoba, odia l'Islam, è razzista".
    Beh, ammetto che l'odio per l'Islam c'è, non lo nasconde, ma è il suo stile, è una donna che "le cose non le manda a dire", non ha peli sulla lingua, e ogni volta che scrive fa scandalo. Per cui anche se non condivido certe sue idee non vedo perché processarla. Esiste un articolo costituzionale e un principio democratico che garantisce la libertà di espressione. Come qualcuno è libro di dargli della guerrafondaia, della razzista, della xenofoba, non vedo perché lei debba essere processata (letteralmente! Il processo inizierà lunedi prossimo).
     Vi consiglio di leggerlo, apre molti dibattiti e dà anche molte informazioni documentate che molti non vogliono vedere e nascondono. Non leggiamo solamente i libri "filoislamici", quelli del falso pluralismo e della falsa uguaglianza. Leggendo da entrambe le parti forse ci possiamo fare un idea non di parte.
     
    ORIANA FALLACI - La Forza della Ragione
    Rizzoli International
     

    "La Forza della Ragione"/10

    << Nel 1979 cioè l'anno in cui i mullah e gli ayatollah spodestarono lo Scià e instaurarono la Repubblica Islamica dell'Iran, Khomeini rispolverò varie Sure del Corano. In particolare, quelle che riguardavano il comportamento sessuale degli sciiti. Su quelle sure compilò una serie di norme che riunì in un vademecum chiamato "Libro Azzurro" [...].
    "Se un padre ha tre figlie e vuole farne sposare una, al momento del matrimonio deve specificare quale figlia dà [?!?]". Un altro: "Il matrimonio può essere annullato se dopo le nozze lo sposo scopre che la sposa è zoppa o cieca o afflitta da lebbra ed altre malattie della pelle" [lo scopre dopo perché i matrimoni sono dei commerci e lo sposo non conosce nemmeno la sposa!!! Ma soprattutto vi rendete conto dei motivi per cui un uomo può ripudiare la sua sposa?!?]. Un altro (davvero tremendo perché si riferisce alle mogli di nove anni, età in cui il matrimonio è ammesso): "Se un uomo sposa una minorenne che ha raggiunto i nove anni e le rompe subito l'imene, non può più goderla". Un altro (ancor più tremendo perché ne risulta che una bambina può essere posseduta prima d'aver compiuto i nove anni): "Se una donna vedova o ripudiata non ha compiuto i nove anni, può risposarsi subito dopo la vedovanza o il ripudio senza aspettare i quattro mesi e dieci giorni prescritti. Questo anche se col primo marito ha avuto di recente rapporti intimi". Un altro: "Se la moglie non obbedisce al marito e non è sempre a disposizione per il piacere di lui o trova scuse per non farlo gioire" [tesoro, ho un'emicrania!], "il marito non le deve né cibo né vesti né dimora". Un altro: "La madre e la figlia e la sorella di un uomo che ha avuto rapporti anali con un altro uomo non possono sposare quest'ultimo. Però se quest'ultimo ha avuto o ha rapporti anali con un parente acquisito, il matrimonio resta valido" [e in caso di rapporto orale che succede?]. Infine: " Un uomo che ha avuto rapporti sessuali con un animale, ad esempio una pecora, non può mangiarne le carni. Cadrebbe in peccato" [no comment!!!].
    [pagg. da 229 a 231]
     
    [...] all'inizio del 2004 [...] il caso della cosiddetta Via Italiana all'Infibulazione. Via scoperta e sostenuta da un ginecologo somalo che da nove anni lavora alla Maternità di Careggi, il pubblico e glorioso ospedale fiorentino.
    Lo sai, vero, che cos'è l'infibulazione? E' la mutilazione che i mussulmani impongono alle bambine per impedir loro, una volta cresciute, (o ancor prima, se si sposano a nove anni), di godere l'atto sessuale. E' la castrazione femminile che i mussulmani praticano in ventotto paesi dell'Africa islamica e per cui ogni anno due milioni di creature (cifra fornita dalla World Health Organization) muoiono per sepsi o dissanguamento. E lo sai, vero, in che cosa consiste? Consiste nell'asportare il clitoride cioè l'organo genitale situato nella parte superiore della vulva, quindi nel recidere le piccole labbra e nel cucire le grandi labbra lasciando soltanto una fessura per urinare. Nequizia che di solito viene compiuta dalla mamma con le forbici o col coltello, poi con un normale ago e un normale filo cioé senza strumenti sterilizzati, e senza alcuna forma di narcosi. Infatti in Europa la pratica è proibita dal Codice Penale e in Italia la Commissione Giustizia e Affari Sociali del Parlamento ha varato un progetto di legge che prevede condanne dai sei ai dodici anni di carcere per chiunque la esegua. Ma, a quanto pare deciso a salvare il principio non ad abolirlo, all'inizio dell'anno il suddetto ginecologo propose un compromesso che consiste nel sostituire con una "bucatura di spillo" l'asportazione del clitoride e delle piccole labbra.
    - Si tratta di un intervento che richiede solo una ferita momentanea. Di una soft-infibulation, insomma, che consente di salvare il rito - spiegò - così la bambina può tornare subito a casa e festeggiare quella sorta di battesimo - [provi a farsi battezzare lei facendosi tagliare il ca**o!]. Poi chiese l'imprimatur del diessino Presidente della Regione Toscana che invece di negarglielo tout court lo passò al diessino Assessore alla Salute che a sua volta lo passò al Presidente dell'Ordine dei Medici della Toscana nonché Vice-Presidente del Consiglio Sanitario Regionale nonché membro del Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Regionale di Sanità e del Centro Studi per la Salvaguardia e la Documentazione della Sanità Fiorentina nonché Presidente del Comitato Unitario delle Professioni in Toscana nonché Coordinatore della Società Medica Toscana, nonché Direttore della Rivista Toscana Medica nonché esponente della Commissione di Bioetica della Regione Toscana nonché estensore del Codice Deontologico dei Medici [se vuole le possiamo dare la carica di Presidente della Repubblica ad honorem?!?]. E sai che cosa disse questo pluridecorato dal quale non mi farei curare neanche un'unghia incarnita? Disse: - I problemi deontologici vanno messi da parte onde rispettare questo rito antichissimo [allora rispettiamo il rito spartano e buttiamo giù nei burroni i bambini che non nascono sani!]. Personalmente sono favorevole a che il progetto del collega somalo vada in porto -. Non solo. Quando la leghista Carolina Lussana portò la faccenda alla Camera dei Deputati e parlando di barbara usanza sollecitò l'intero mondo politico ad intervenire, le colleghe del Centro-Sinistra la invitarono a chiudere il becco. E soltanto al momento in cui le proteste esplosero su scala nazionale il soft-infibulismo dei quattro venne bocciato.
    [...] il punto non è rendere l'infibulazione meno dolorosa e meno pericolosa: il punto è proibirla, impedirla, punirla in qualsiasi modo essa avvenga. Visto che i principii voi li accantonate, che ad essi preferite i riti-antichissimi, spiegarvelo sarebbe inutile. Non mi disturberò nemmeno a ricordarvi che l'infibulazione è l'equivalente della castrazione ossia dell'altro "antichissimo-rito" che trasforma i galli in capponi, i tori in bovi, gli uomini in eunuchi. Che in Occidente si praticò per molti secoli allo scopo d'ottenere le voci-bianche, e che nel 1700 gli Illuministi riuscirono a far abolire bollandolo con la parola "barbarie".
    [pagg. da 237 a 241]
    6/8/2006

    "La Forza della Ragione"/9

    <<[...] ventiquattr'ore dopo l'exploit del non-esimio vescovo [che qui non riporto perché mi vergongno per parte sua, ma se volete le trovate nel libro alle pagg. 191-194], sulla strage di Nassiriya si pronunciò anche colei che viene definita "l'attuale capo delle Brigate Rosse". [...] Diceva che massacrare diciannove italiani era stato un sacrosanto diritto dei "reduci" iracheni [massacrare non è mai stato un diritto, e reduci iracheni ce ne sono ben pochi!]. Che il "valoroso nazionalismo iracheno" [valoroso nazionalismo? spero stia scherzando! Quale nazionalismo? Ah si, dimenticavo.....quello che votò il 100% a favore di Saddam Hussein; vedi, la democrazia c'era già! Manco Napoleone, manco Mussolini truffavano i plebisciti in questa maniera!] deve colpire gli invasori e quei diciannove italiani erano invasori. Che "per distruggere l'imperialismo americano e l'entità-sionista le Brigate Rosse devono far fronte comune coi combattenti di Saddam Hussein e Bin Laden, insieme a loro sferrare continui e crescenti attacchi". Che "le masse arabe sono il naturale-alleato-del-proletariato-metropolitano" e che il proletariato-metropolitano deve unirsi "all'eroica Resistenza" del terrorismo islamico..
    Cara capessa o presunta capessa delle Brigate Rosse, il Suo presentarci Saddam Hussein e Bin Laden nelle vesti d'un Lenin o d'un Mao Tse-tung è così cretino, così infantile, nonché offensivo per l'intelligenza del proletariato-metropolitano, che mi chiedo come facciano a considerarLa la "mente" dei brigatisti rossi. Se a dirigerli c'è davvero Lei, sono proprio fritti. E farebbero meglio a cercarsi un impiego nella mafia che di killers ha sempre bisogno. Quanto al resto, giovanotta: Lei non ha alcun diritto di usare il termine Resistenza. Non ha alcun diritto di paragonare le islamiche carneficine alla lotta che i nostri padri (o alcuni dei nostri padri) condussero per ritrovare la libertà nella quale Lei è nata e della quale si approfitta come uno sciacallo. Ma lo sa di che si parla quando si parla di Resistenza?!? Si parla di forche, di plotoni d'esecuzione, di forni crematori. Si parla di interrogatori eseguiti con le torture. Di unghie strappate, di piante dei piedi bruciate, di bastonate sulla bocca, di cicche spente sui seni e sugli occhi, di scariche elettriche nei genitali e nella vagina, di urina ficcata in gola fino a soffocarti. Di cose, insomma, dinanzi alle quali Lei morirebbe di paura. Diarrea e paura. I Suoi tiratori scelti, idem. Si parla anche di celle fetide e buie dove per dormire non hai che un pavimento bagnato e per defecare un bussolotto colmo di merda. Dove i topi ti mordono le ferite e gli scarafaggi galleggiano sul nauseabondo intruglio che i secondini chiamano minestra. E niente parlamentari che piangono per te, niente giornalisti che ti pubblicizzano. Giovanotta, è facile posare a guerriera in un regime di libertà e di democrazia. E' facile predicare e distribuire la morte in un paese che gli assassini non li punisce con la pena di morte. E' facile recitare la parte dei rivoluzionari coi carabinieri che t'arrestano educatamente, prego-signora-s'accomodi. E che se rispondono al fuoco vengono processati e esposti a pubblico ludibrio. E' facile recitare la parte della guerrigliera coi giudici che t'interrogano garbatamente e gli avvocati che ti difendono premurosamente. E senza che nessuno ti dia di stronza quando declami scemenze come: "Io dei miei atti politici rispondo al proletariato metropolitano e basta" [personalmente quest'ultima frase non la rifiuto in toto]. E' facile mettersi con il nemico quando il massimo castigo che paghi per questo è una cella fornita di letto, coperte, lenzuoli, lavabo, water-closet, acqua corrente, luce elettrica, libri da leggere, carta da scrivere. Una prigione dove mangi a scelta, carne halal se sei mussulmano, e dove hai il permesso di telefonare, guardare la televisione, ricevere visite eccetera. E questo senza tener conto dei condoni, degli indulti, delle amnistie, delle licenze che durano anche una settimana, della semilibertà che permette di star fuori dalla mattina alla sera, sicché il carcere diventa una specie di albergo a sbafo. E' facile, sì. E' comodo e vile. Ma il coraggio non distingue mai i tipi del Suo tipo, del vostro tipo. Che coraggio ci vuole ad ammazzare un poliziotto che con la rivoltella nel fodero chiede i documenti in treno? O un professore che solo solo rientra a casa in bicicletta? O un altro che sempre solo va al lavoro camminando lungo un marciapiede deserto? O me che sono un'antica signora sicché un colpo di vento basta a buttarmi per terra?>>
    [pagg. da 194 a 197]

    "La Forza della Ragione"/8

    Sapevate esistesse un "Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni di Amicizia con Mondo Arabo" e un' "Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba"? Entrambi creati dalla CEE, quella che oggi chiamiamo Unione Europea!!
     
    <<Una politica a medio e lungo termine deve d'ora innanzi essere formulata attraverso lo scambio della tecnologia europea con il greggio e con le riserve di mano d'opera araba. Scambio che portando al riciclaggio dei petrodollari favorirà in Europa e in Arabia una completa integrazione economica. [...] L'Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Arabia chiede ai governi europei di predisporre provvedimenti speciali per salvaguardare il libero movimento dei lavoratori arabi che immigreranno in Europa nonché il rispetto dei loro diritti fondamentali. Tali diritti dovranno essere equivalenti a quelli dei cittadini nazionali.>>
    [Mi dispiace smentirla ma i pari diritti si avranno solamente quando questi diventeranno cittadini italiani. Un immigrato, un turista, uno straniero in genere, e ancor meno un clandestino, non posso avere gli stessi diritti. Ovviamente i diritti fondamentali vanno rispettati per chiunque, ma il diritto a ricevere un sussidio dallo Stato ospitante, una casa, una moschea, o il diritto di voto....beh, questo no, non può essere possibile].
    << Dovranno inoltre stabilire uguale trattamento nell'impiego, nell'alloggio, nell'assistenza sanitaria, nella scuola gratuita eccetera. [...] La necessità di creare attraverso la stampa e i vari organi di informazione un clima favorevole agli immigrati e alle loro famiglie; e quella di esaltare attraverso la stampa e il mondo accademico il contributo data dalla cultura araba allo sviluppo europeo.>>
    (questo lo si può leggere su "La Forza della Ragione" pagg. 160-161, ma è tratto dalla squallida rivista francese "Eurabia" stampata a Parigi e diretta da Lucien Bitterlin)
     
    riprendiamo "La Forza della Ragione"...
    <<Al Cairo il Comitato Misto degli Esperti fece anche qualcos'altro. Chiarì che dal campo puramente tecnologico la cooperazione europea avrebbe dovuto estendersi al campo bancario, finanziario, scientifico, nucleare, industriale, e commerciale. Peggio. Affermò che oltre ad inviare la mano-d'opera (leggi merce-di-scambio) i paesi arabi si impegnavano ad acquistare in Europa "massiccie quantità di armi". Non fu negli Anni Settanta, infatti, che scoppiarono gli scandali per il traffico illecito di armi? Non fu negli Anni Settanta che la Francia incominciò a costruire il complesso nucleare in Iraq? Non fu negli Anni Settanta che le nostre città presero a riempirsi di "mano-d'opera" ossia dei lavavetri fermi ai semafori e degli ambulanti specializzati in matite e chewingum?
     (Nel 1978, lo ricordo bene, a Firenze occupavano già il Centro Storico.
    - Ma quando sono arrivati?!? - chiesi un giorno al tabaccaio di piazza Repubblica.
    E lui allargò le braccia, sospirò -Boh! Una mattina ho aperto i' negozio e l'eran tutti qui. Secondo me ce l'hanno paracadutati di notte que' farabutti di' nostro governo d'accordo con que' ladroni degli sceicchi che chiedono un miliardo pe' una goccia di benzina).
    E non fu allora che gli arabi incominciarono a fare shopping in Europa? Non fu allora che Gheddafi comprò il 10 per cento della Fiat? Non fu allora che l'egiziano Al Fayed mise gli occhi sui magazzini Harrods di Londra? Tutto compravano, tutto. Calzolerie, grandi alberghi, acciaierie, antichi castelli. Linee aeree, case editrici e cinematografiche, antichi negozi di via Tornabuoni e Faubourg-Saint-Honoré, yacht da capogiro. A un certo punto volevano comprare anche l'acqua. Me lo disse Yamani (lo sceicco saudita che aveva guidato l'embargo nel 1973 e che più di chiunque altro finanziava Arafat).
    " [...] Sia chiaro: sottoterra l'acqua c'è. Però molto, molto, in profondità. Più in profondità del petrolio. E quando trivelliamo per trovarla, schizza fuori il petrolio. Così abbiamo deciso di non toccarla, di serbarla per il momento in cui saremo meno ricchi, e ci accontentiamo dell'acqua desalinizzata. [...] io vorrei comprare l'acqua dolce dai paesi cui vendiamo il petrolio. Comprarla, metterla in grossi contenitori di plastica, e poi trasferirla in bacini di riserva cioè in laghi artificiali. Tanto, dopo aver scaricato il petrolio, le navi cisterna devono rientrare: no? E non posson mica rientrare vuote. A navigar vuote rischiano di rovesciarsi. Per non farle navigare vuote ora le riempiamo con l'acqua di mare, acqua sporca, e questo è uno spreco. E' anche un errore perché, quando all'arrivo le vuotiamo, quell'acqua sporca inquina le nostre coste. Uccide i pesci. L'acqua dolce costa, lo so, e i laghi artificiali costano un'enormità. Ma di soldi ne abbiamo fin troppi. In questi due anni, cioè dall'embargo in poi, ne abbiamo accumulati tanti che è sorto l'impellente problema di spenderli. E dove li spendiamo se non in Occidente, in Europa? Chi deve aiutarci a smaltire tutti quei soldi se non l'Occidente, l'Europa? Io ho un progetto per spendere 140 miliardi di dollari in cinque anni. E se non si materializza, siamo rovinati. Ci merita dunque comprare la vostra acqua..."
    Bè, quell'acqua non gliela abbiamo venduta. [...] Però gli abbiamo venduto un'acqua ugualmente preziosa. Un'acqua che ci è indispensabile quanto l'acqua dei fiumi e delle sorgenti. Un'acqua senza la quale un popolo soccombe come un albero su cui non cade mai pioggia sicché a un certo punto appassisce, non produce più né fiori né frutti, perde le radici, diventa legna da ardere. L'acqua dei nostri principii, dei nostri valori, delle nostre conquiste. L'acqua della nostra cultura, della nostra Storia. L'acqua della nostra essenza, della nostra civiltà. L'acqua della nostra identità.
    [...] Gliela rivendiamo attraverso i governi pavidi e incapaci, doppiogiochisti e voltagabbana. [...] Giela rivendiamo attraverso  le cosiddette autorità giudiziarie cioè i magistrati vanesi e smaniosi di pubblicità. Gliela vendiamo attraverso i giornali e le televisioni che per convenienza o per viltà diffondono le nequizie del Politically Correct. Gliela rivendiamo attraverso una Chiesa Cattolica che sul pietismo, il buonismo, il vittimismo ha costruito un'industria. Perché sono le associazioni cattoliche che amministrano il sussidio statale agli immigrati. Perché sono le associazioni cattoliche che si oppongono alle espulsioni anche se chi deve essere espulso è stato colto con l'esplosivo o con la droga in mano. Sono le associazioni cattoliche che procurano gli asili politici, nuova formula dell'invasione. (Domanda: ma l'asilo politico non si dava ai perseguitati politici?!?). Gliela rivendiamo anche attraverso i professorini del mondo accademico, gli storici o presunti storici, i filosofi o presunti filosofi, gli studiosi o presunti studiosi che da trent'anni denigrano la nostra cultura per dimostrare la superiorità dell'Islam. [...] Per dimostrare la superiorità dell'Islam non fecero che riscrivere la Storia come nei romanzi Noi di Zamjatin e 1984 di Orwell. Riscriverla, falsarla, cancellarla. Pensa a quel che accadde nell'aprile del 1983 cioè quando il Ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher inaugurò per il Dialogo Euro-Arabo il Simposio di Amburgo e per almeno un'ora cantò la grandezza, la misericordia, la benignità, la ineguagliabile ricchezza scientifico-umanistica della civiltà islamica. La chiamò Faro di Luce. "Una luce che per secoli aveva illuminato l'Europa, aiutato l'Europa a uscire dalla barbarie"... [Ma stiamo scherzando?!]
    [...] lasciami parlare del convegno che insieme al Consiglio d'Europa ma su proposta della Fundación Occidental de la Cultura Ilsámica, longa manus del Dialogo Euro-Arabo a Madrid, nel maggio del 1991 l'Assemblea Parlamentare dell'Unione Europea celebrò a Parigi col titolo "Il contributo della civiltà islamica alla cultura europea". Convegno al quale gli arabi non intervennero. Salvo due americani col cognome coranesco e il passato barricadero, stavolta tutti i delegati erano europei. Spagnoli, francesi, belgi, tedeschi, italiani, svizzeri, scandinavi.
    Lo scelgo per questo. E mentre riguardo il volume che raccoglie gli interventi, centottantacinque pagine fitte, lo sdegno si trasforma in sgomento. [...] io credevo che il sorbetto si mangiasse già al tempo degli antichi romani i quali lo fabbricavano con la neve portata dalle montagne e conservata nelle cantine a bassa temperatura. Invece la signora Margarita López Gómez della Fundacion Occidental de la Cultura Islamica a Madrid mi racconta che l'hanno inventato i Popov di Allah. Che in Mesopotamia la neve si conservava meglio di quanto non si conservi il cibo in frigorifero, che la parola "sorbetto" viene dall'arabo "sharab".
    Credevo anche che la carta l'avessero inventata e diffusa i cinesi. Per l'esatezza, un certo Tsai-lun che nel 105 dopo Cristo (quindi 500 anni prima di Maometto) riuscì a fabbricarla con le fibre di gelso e di bambù. Invece, sempre stando alla signora Lopez Gomez, l'hanno inventata i mussulmani di Damasco e di Bagdad e l'hanno diffusa i loro discendenti di Cordova e di Granada. (Naturalmente le città più splendide e civili che il mondo avesse mai avuto. Roba in confronto a cui l'antica Atene di Pericle e l'antica Roma di Augusto diventavano squallidi villaggi). E poi credevo che lo studio della circolazione sanguigna l'avesse iniziato Ippocrate. Invece no. Secondo quella signora lo iniziò Ibn Sina cioè Avicenna. Né è tutto, visto che il professor Sherif Mardin della Washington University (uno dei due americani col cognome coranesco e il passato barricadero) ai Popov dell'Islam dobbiamo pure i carciofi. [...] Sostiene che alla cività islamica dobbiamo anche il Dolce Stil Novo, scuola poetica che tutti sanno venne fondata nel 1200 dal bolognese Guinizelli ma fiorì in Toscana e in particolare a Firenze con Dante Alighieri, Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Perché furono i mussulmani delle Crociate, dice, che per primi cantarono l'amore e la cortesia e la cavalleria [bella barzelletta!!]. Furono loro che per primi videro nella donna una fonte di ispirazione [si....sessuale però!], un mistico strumento di elevazione. Il professor Louis Baeck dell'Università Cattolica di Lovanio in Belgio, idem o quasi. Lui infatti afferma che il contributo dell'Islam non si limita alla letteratura. Si estende all'economia. Perché il padre della dottrina economica, dice, non è Adam Smith. Il professor Reinhard Schulze del Seminario Orientalistico di Bonn, invece, assegna all'Islam la paternità dell'Illuminismo [che bestemmia!]. Basta, ruggisce, con l'attribuire all'Occidente ogni merito dell'Illuminismo. Basta col presentare l'Europa settecentesca come un vulcano di vitalità intellettuale e l'Islam come un baratro di inerzia e decadenza. Basta col dare ogni merito ai Voltaire, ai Rousseau, ai Diderot, agli Enciclopedisti. Poi tutto contento ci svela il nome del suo Popov. E' Abdalghani Al-Nabulusi, storico di Damasco, il quale già nel 1730 scriveva quel che Voltaire avrebbre scritto quarantatré anni dopo nel suo Précis sur le Procès du Monsieur le Comte de Morangies contre la Famille Verron. Ossia l'esigenza di ridefinire il ruolo della religione nella società.
    Herr Schulze, chiuda il becco. E certe teorie le lasci alla sua defunta connazionale Frau Hunke. Lo sappiamo bene che nel passato remoto dell'Islam ci sono stati anche uomini intelligenti anzi eccezionali. L'intelligenza non ha confini, riesce sempre a penetrare il muro dell'idiozia costituzionalizzata, e può darsi benissimo che tutto solo a Damasco il suo Popov abbia compreso o addirittura anticipato qualche idea degli Enciclopedisti. Magari leggendo Isaac Newton che sull'argomento aveva già pubblicato due tratti di Storia e di Teologia. Ma a parte il fatto che una rondine non fa primavera, l'Islam ha sempre perseguitato e zittito i suoi uomini intelligenti. Pensi ad Averroè che per il suo distinguere tra fede e ragione venne accusato dai califfi di eterodossia, costretto a fuggire, poi imprigionato come un delinquente poi relegato in casa e umiliato a tal punto che quando lo riabilitarono non gli importava più di vivere e nel giro di pochi mesi morì. (Non per nulla, nella famosa conferenza che nel 1883 Ernest Renan tenne alla Sorbona, disse che attribuire all'Islam i meriti di Averroè sarebbe come attribuire all'Inquisizione i meriti di Gallileo).
    [...] Quanto agli italiani che in quel convegno si distinsero per l'ossequio all'Islam, Gesù! Uno era l'allora vice-Segretario Generale del Consiglio d'Europa. Uno, il diessino che a quel tempo dirigeva la Commissione Gioventù e Cultura e Sport e Media del Parlamento Europeo. Uno, il titolare della cattedra di Studi Islamici presso l'Istituto Universitario di Napoli. E leggere i loro interventi mi infonde, più che sgomento, imbarazzo e dolore. Accecato dal Faro-di-Luce, infatti, il primo trovava Popov anche nelle canzonette napoletane. In "O sole mio", dunque, e in "Funiculì-Funiculà".
    "Le canzonette napoletane che io canto potrebbero essere state scritte da musicisti del Nord Africa. E lo stesso può dirsi di tante canzoni siciliane e spagnole" dice il testo che ho sotto gli occhi [allora mio nonno ha scritto la Divina Commedia!!].
    [...] il parlamentare norvegese Hallgrim Berg che il 9 settembre successivo, all'Assemblea di Strasburgo in procinto d'approvare il rapporto del convegno, chiese la parola [...] "Signori" disse "qui stiamo prendendoci in giro. Questo rapporto non ha niente a che fare con la Cultura Islamica vista in retrospettiva, e non è innocente quanto sembra. Non lo è, anzitutto, perché non spende una parola sull'abominevole trattamento che le donne subiscono nella cultura islamica. Tale realtà è da voi del tutto ignorata, del tutto eclissata con pretesto che sull'Islam l'Occidente ha sempre raccontanto un mucchi di bugie. Ed io non accetterò mai un rapporto che anziché prendere posizione sul dramma delle donne mussulmane lo nasconde. Non voterò mai per un rapporto che anziché toccare il tema dei Diritti Umani non chiede all'Islam il rispetto dei Diritti Umani. Un rapporto che tace la vertià sul problema palestinese, inoltre. Sul dilagare del fondamentalismo, sugli aspetti negativi dell'Islam. Dialogo Euro-Arabo, signori?! Il vostro non è un dialogo: è un monologo dove in nome del pensiero liberale, della generosità intellettuale, le cose vengono viste da una parte e basta. Ma il pensiero liberale e la generosità intellettuale non funzionano quando esistono da una parte e basta. Voi chiedete, ad esempio, che siano ritirati i testi scolastici nei quali non si parla del contributo-dato-dall'Islam-allo-sviluppo-culturale-dell'Europa. [...] Chiedete anche di introdurre nel nostro sistema scolastico cioè nelle nostre università, in particolare nelle nostre facoltà di giurisprudenza, lo studio della Legge Coranica. [...] Signori, il vostro rapporto non è un documento culturale. E' un documento politico che serve soltanto a puntellare gli interessi dell'Islam in Europa. In nome della democrazia io domando che sia rivisto, discusso, corretto, e...". Ma non serve a nulla. "Signor Berg, ammetterà che siamo stati molto flessibili con lei. Le avevamo concesso cinque minuti [è questo il tempo che può concedere la Democrazia?!?], e i cinque minuti sono passati da molto tempo" lo interruppe a quel punto il presidente dell'Assemblea. Poi mise ai voti la sua richiesta che subito venne respinta all'unanimità e, sempre all'unanimità, il rapporto passò.>>
     [pagg. da 162 a 186]
    5/30/2006

    "Saltatempo"/4 - atto finale

    Finalmente è arrivato l'atto finale! E' da tanto che ho letto la parte finale ma solamente oggi scrivo il commento complessivo del romanzo. Beh, il tempo è stato poco a causa degli esami, e in questo periodo mi sono "dilettato" con interventi di altro tipo....  Ma in realtà mancava l'ispirazione, non volevo scrivere controvoglia solo perché dovevo scrivere, avendo finito di leggere. Questo pomeriggio, invece, senza volerlo mi sono ritrovato a scrivere. Forse qualche settimana fa, ultimata la lettura, avrei scritto qualcosa di più emotivo, magari ancora fresco; ma penso che più o meno sia riuscito ugualmente a trasmettervi ciò che quel romanzo ci può dare. A me ha dato tanto, davvero. Sembra un racconto come un altro, ma per me ha significato tanto (forse è dovuto al periodo in cui l'ho letto, un periodo un po' particolare per miliardi di motivi, primi fra tutti la coscienza del mio Io e la mia formazione. Lo zio P. più o meno mi può capire).
    Un grazie particolare a Maurizio che mi ha regalato questa "nuova scoperta letteraria"....e che poi alla fine non si è rivelata solo letteraria, ma una continua scoperta di me stesso, appunto.
    Comunque ecco qui il mio giudizio, spero che anche voi possiate leggerlo e ve lo auguro! Sperando che un giorno, in futuro, anche io lo rilegga e riprovi le stesse emozioni/sensazioni.
     
     
    STEFANO BENNI - "Saltatempo"
    Universale Economica Feltrinelli
     
    Dal retro:
    Lo incontriamo da ragazzino mentre una mattina di fine inverno "scarpagna" verso la Bisacconi (le scuole elementari del paese, un cubo giallo vomito dentro un giardino di erbacce barbare). Canticchia "Se mi vuoi lasciare dimmi almeno perché". Sono gli anni cinquanta e mentre ruba in una vigna un grappolo di schizzozibibbo, Lupetto, così lo chiamano, vede un uomo, alto come una nuvola, con una barba immensa e un cane vecchio al suo fianco. Un dio? Una divinità pagana grande e sozza come un letamaio che gli regala, per tutta la vita, una facoltà meravigliosa: un orologio interno, anzi un orobilogio che gli consentirà di correre avanti nel tempo, di vedere quello che accadrà nel mondo e insieme di vivere il suo tempo, tra premonizioni e rivelazioni. Così Lupetto diventa Saltatempo, cresce bislacco e combattivo, mentre il paese dove vive si va trasformando e l'orobilogio con i suoi giri improvvisi e vorticosi prospetta il tempo che verrà. Dalla guerra partigiana al Sessantotto, dalla nascita della televisione al tempo eroico del rock, dal primo amore al primo amico perduto, sotto la profezia di un delitto che forse si compirà: è il tempo dell'Italia che cambia, dei paesi che perdono la loro identità per diventare svincoli autostradali, del nascere e crescere dell'avidità e dei nuovi padroni, il tempo del consumismo che avanza, della trasformazione della politica e del mondo.
     
    A mio avviso un buon libro, lo consiglio vivamente. La lettura non è per niente impegnativa, accompagnata da tante espressioni giovanili e simpatiche, divertenti. Ma allo stesso tempo ci fa riflettere sulle varie tematiche della storia del nostro Paese e appunto dei cambiamenti avvenuti nella scorsa metà del secolo. Un realismo affiancato da una "descrizione fantastcia". Rimarco soprattutto la guerra partigiana (per altro già passata, ma che caratterizza la vita del suo paesino); il Sessantotto e l'occupazione del liceo; la lotta al conformismo; la perdità d'itentità del paese, sottomesso al potere della nuova classe dirigente corrotta, un paese inondato dal progresso, un progresso però non voluto perché dannoso, per niente costruttivo anzi distruttivo. Tutti temi "politici" per il quale sono state rivolte alcune critiche per la vicinanza a Sinistra. Assolutamente no, e se lo dico io (che sono il primo a criticare anche quando non c'è bisongo) è grave! Ovviamente la guerra partigiana e il Sessantotto sono temi "cari" ad una parte politica più che all'altra, ma nel racconto non c'è assolutamente il minimo favoritismo politico. Quella che viene descritta è una politica "paesana" vista dagli occhi della gente comune. Non mancano i temi dell'amicizia e dell'amore, anzi per certi versi questi appaiono in netto risalto rispetto ai precedenti. Dalla prima all'ultima pagina si parla dell' Amicizia, quella vera. Subito dopo Saltatempo, i protagonisti principali sono proprio i suoi amici, quelli più cari, e gli abitanti del paese che purtroppo dovrà abbandonare per via degli studi, ma al quale vi farà ritorno spesso e volentieri. All'amicizia si intreccia l'amore, che nonostante i vari "tradimenti" sarà solo e sempre rivolto ad un'unica persona.
    Una scrittura scorrevole, come dicevo, "sgrammaticata". Nel senso che vengono citati alcuni modi di dire locali o conosciuti al gruppo d'amici (ma non per questo incomprensibili), questa scrittura "sgrammaticata" aiuta a divertirci mentre leggiamo, ci trasporta e ci rapisce. A me ha rapito talmente tanto che mi è capitato di piangere mentre leggevo e di ridere a voce alta (alle 3 di notte sdraiato nel nello, mentre in casa dormivano tutti!). E' un'immedesimazione continua del lettore, nonostante si parli di tempi a noi (o meglio a me, ancora 21enne) del tutto estranei. Ma leggendo questo libro ci setiamo i giovani dell'epoca e la prima cosa che ci viene in mente è: <<Peccato non aver vissuto qualche decennio fa!>> Ma è un passato che non è passato; cioè per gli avvenimenti storici ovviamente si, ma Saltatempo è un ragazzo che potrebbe benissimo vivere oggi, nel 2006. Avrebbe lo stesso carattere, la stessa mentalità, lo stesso cuore. Io mi sono sentito molto vicino a lui, e per quanto i "fatti" storici siano cambiati....beh, le tematiche sono sempre quelle!
    Il tutto, circondato dalla rievocazione delle canzoni più gettonate del tempo. Particolare l'esperienza alla redazione del giornale locale dove conosce "l'arte della disinformazione" (peraltro molto conosciuta anche oggi); nonché le varie esperienze sessuali (la più assurda con la pasticcera e le due figlie) e le due amicizie omosessuali. Coinvolgente l'ambiente scolastico, e non solo quello delle rivolte e dell'occupazione.
    Voto: 8 e mezzo
     
    Non potevo concludere diversamente:
    << Devi solo promettermi che conserverai gli orologi come una cosa importante e preziosa, non tradire né l'uno né l'altro. Quello della fatica quotidiana e quello dei mondi possibili, quello che conta i tuoi passi per terra e quello che misura i tuoi sogni. Quello che scorre e quello che gira. Quello che ti ruba le persone care e quello che te le riporta. Quello che uccide i tuoi nemici e quello che ti fa immaginare in quanti vari modi li uccideresti. Quello che ti fa amare e quello che ti fa amare, capisci la suggestiva ripetizione?>>
    Ma soprattutto concludo (purtroppo) così:
    <<Poi il treno fischiò, annunciando la partenza. Mi tornò in mente una frase di Baruch, il giorno che Fefelli era stato eletto sindaco e tutti erano mogi: "C'è gente che dice che vuol lottare e poi confonde il fischio d'inizio della partita con quello dell'ultimo minuto, e va a casa">> ...poi non posso continuare a scrivere altrimenti leggereste le ultime righe del romanzo!
    5/29/2006

    "La Forza della Ragione"/7

    << "Convertire, convertire, convertire. Fratelli, presto dovremo convertire pure i diavoli bianchi. Convertire sarà una necessità inderogabile. Perché soltanto liberando gli Stati Uniti potremo liberare l'Europa ossia l'intero Occidente" diceva Elijah Muhammad nato Eliah Poole. [...] Louis Abdul Farrakhan nato Louis Eugene Walcott. Un cantante calypso che gestiva la moschea Numero Sette di Harlem e il cui delirio razzista si riassumeva nelle seguenti parole: "L'inferiorità della razza bianca e della religione cristiana è dimostrata dal fatto che, incominciando dalle scoperte scientifiche, tutte le conquiste dell'umanità sono merito dell'Islam. L'unico bianco degno di rispetto è il mio idolo Adolf Hitler che ha eliminato tanti ebrei". Comunque la star del momento era Muhammad Alì nato Cassius Clay, nel 1966 celeberrimo in quanto deteneva il titolo di campione del mondo dei pesi massimi.
    Lo giudicai uno scherzo della natura, Muhamadd Alì nato Cassius Clay, e non lo presi sul serio. Del resto come si fa a prender sul serio uno che dice: "Io sono il più grande, il più bello. Io sono così bello che meriterei tre donne per notte. Sono così grande che soltanto Allah può mettermi K.O.". Oppure: "Ho scelto il nome di Muhammad perché Muhammad significa Degno di Ogni Lusinga. E io sono degno d'ogni lusinga". Oppure: "Se ho mai scritto una lettera, mai letto un libro? Noddavero. Io non scrivo lettere, non leggo libri. Non ne ho bisogno perché ne so più di voi. So ad esempio che Allah è un Dio più antico del vostro Geova e del vostro Gesù, e che l'arabo è una lingua più vecchia dell'inglese. L'inglese ha solo quattrocento anni". Oppure: "Che farò dopo il pugilato? Bè, forse diventerò capo d'uno Stato africano [...]". Oppure: "Se anziché in Florida vivessi in Alabama, voterei per chi non mischia i bianchi coi neri. Io non voto pei tipi come Sammy Davis che sposano la bionda svedese. I cani devono stare coi cani, le piattole devono stare con le piattole, i bianchi devono stare coi bianchi". Voglio dire: anche da un punto di vista umano non trovai nulla di rispettabile in quel ventiquattrenne stupido e cattivo, sbruffone e ignorante, bravo a tirar pugni e basta. Però vi furono un paio di momenti in cui mi colse il dubbio che non prenderlo sul serio fosse un errore. Che il suo caso, insomma, avesse più significato di quanto sembrasse. La prima volta, (gli incontri furono due), quando esplose in una frase degna del personaggio volterriano che per amor di Maometto ammazza il babbo. "Io Elijah Muhammad lo amo più della mia mamma. Perché Elijah Muhammad è mussulmano e la mia mamma è cristiana. Io per Elijah Muhammad posso anche morire. Per la mia mamma, no". La seconda volta, quando i Black Muslims che gli affollavano la casa si scagliarono fisicamente contro di me. Era molto ostile, infatti. Molto astioso. Anziché rispondere alle mie domande sbufffava, si grattava, mangiava immense fette di cocomero e mi ruttava in faccia. [...] Rutti così ciclopici, così altisonanti, così puzzolenti, che alla fine persi la pazienza. Gli gettai il faccia il microfono del registratore, mi alzai, e scandendo un sacrosanto "Go to Hell, va' all'inferno, razza d'animale" me ne andai. Mi diressi verso il taxi che m'aspettava. Bè, lì per lì lui non reagì. Annichilito dallo stupore rimase con l'ennesima fetta di cocomero a mezz'aria e non ebbe neppure la forza d'abbattermi con uno dei suoi implacabili knock-out. (Gli sarebbe bastato un colpo di pollice). I Black Muslims, invece, mi seguirono. Guidati dal suo Consigliere Spirituale (un certo Sam Saxon) raggiunsero il taxi sul quale ero nel frattempo salita, e urlando "sporca cristiana" lo circondarono. Presero a sbatacchiarlo, sollevarlo, tentar di capovolgerlo, e... La strada era deserta. L'autista terrorizzato (un nero con la croce copta al collo) non riusciva ad accendere il motore, allontanarsi. Se per caso non fosse passata una macchina della polizia (miracolo che mise a dura prova la mia miscredenza) non sarei qui a raccontarla.[...]
    Però lo respinsi, quel dubbio, dicendomi che i Black Muslims erano il frutto d'una società nella quale l'eccessivo rispetto per le religioni partoriva sempre qualche profeta o qualche credo insensato. Non erano sorti in America i Mormoni della Chiesa of Jesus Christ of the Later-Day Saints ossia i seguaci di quel Joseph Smith che predicava la poligamia illimitata e aveva ben cinquantaquattro mogli? Non erano sorti in America i Testimoni di Geova ossia i seguaci di quel Charles Taze Russel che insegnava a sputare sulla bandiera e che pur definendosi cristiano rifiutava il crocifisso e il concetto di redenzione? Non erano sorti in America i Christian Scientists ossia i seguaci di quella Mary Baker Eddy che nella Bibbia vedeva la cura d'ogni malattia e guai a chiamare il dottore, guai a ricoverarsi in ospedale, guai a prendere un sulfamidico o un'aspirina? (Esistono ancora, i Christian Scientists, e ogni tanto qualcuno di loro finisce in carcere per aver lasciato morire un bambino di polmonite o d'appendicite). Non erano sorti in America i perversi della Church of Satan ossia i seguaci di quell'Anton La Vey che in Satana vedeva la fonte di ogni goduria? Pensai anche che gli studenti africani entrati nelle università per propagandare la Rinascita dell'Islam fossero un fenomeno passeggero oppure il prodotto d'un flusso migratorio simile a quello che in America stava portando tanti cubani e tanti messicani.
    [...] Non lo comprese nessuno, del resto. La Guerra Fredda distraeva da tutto, fagocitava tutto.
    [...] Guarda, il mondo che avevo intravisto con i Black Muslims di Miami lo ritrovai soltanto nel 1971. Cioè quando andai nel Bangladesh per la guerra indo-pakistana e a Dacca vidi l'eccidio dei giovanotti-impuri. (Vidi anche la cava di cemento dove un paio di giorni prima i mussulmani di Mujib Rahman avevano massacrato ottocento indù, e dove i corpi degli ottocento indù giacevano abbandonati all'appetito degli avvoltoi. Migliaia di avvoltoi strotolavano in cielo lunghissime stelle filanti. Ma non erano stelle filanti. Erano le viscere che fra strida agghiaccianti loro ghermivan col becco e si portavan via in volo...). Lo ritrovai a Dacca, quel mondo: sì. Però incominciai a frequentarlo soltanto nel 1972, quando per un anno accantonai il Vietnam e decisa a capire chi fossero i poveri-palestinesi-costretti-ad-ammazzarci mi recai nel paese che essi avevano invaso come avrebbero invaso il Libano. Cioè la Giordania. Qui visitai le basi segrete da cui partivano per attaccare i kibbutz e testimoniai la protervia con cui spadroneggiavano ad Amman, la brutalità con cui irrompevano negli alberghi degli stranieri e puntando il kalashnikov si facevan consegnare i soldi. Qui intervistai il nipote dell'ex-Gran Muftì di Gerusalemme cioè del famoso Mohamed Amin al-Husseini che tra il nazional-socialismo e l'islamismo trovava "profonde similitudini". Che a Norimberga era stato processato in contumacia perché per anni aveva spinto i paesi arabi ad allinearsi con la Germania nazista. Che nel 1944 s'era recato a Berlino per rendere omaggio a Hiltler. Che in Bosnia, gridando Morte-a-Tito-amico-degli-ebrei-e-nemico-di-Maometto, aveva tenuto a battesimo la "Handzar Trennung" ossia la divisione composta da ventunmila bosniaci delle SS Islamiche. E che, protetto dai palestinesi, ora si nascondeva a Beirut.
    Si chiamava Yassir Arafat, il nipote di tanto zio, e l'intervista con Arafat servì solo a dimostrare che l'ereditarietà genetica non è un'opinione. Ma dopo Amman andai a Beirut. Qui intervistai il suo rivale George Habash cioè il capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, l'uomo al quale nei primi Anni Settanta dovevamo la maggior parte degli attentati in Europa. E l'intervista con George Habash (già medico e già cristiano, bada bene, già una specie di dottor Schweitzer) mi schiuse gli occhi. Perché, mentre una coscienziosa guardia del corpo lo proteggeva puntandomi il mitra alla testa, con gran chiarezza Habash mi spiegò che il nemico degli arabi non era Israele e basta: era anche l'Occidente. L'America, l'Europa, l'Occidente. Tra i bersagli da colpire citò infatti l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, e qui ascoltami bene. Non perdere una parola, una virgola di ciò che riferisco. Ecco qua: "La nostra rivoluzione è un momento della rivoluzione mondiale. Non si limita alla riconquista della Palestina. Bisogna essere onesti ed ammettere che noi vogliamo arrivare a una guerra come la guerra in Vietnam. Che vogliamo un altro Vietnam. E non solo per la Palestina ma per tutti i paesi arabi. I palestinesi fanno parte della Nazione Araba. E' dunque necessario che l'intera Nazione Araba entri in guerra contro l'America e contro l'Europa. Che contro l'Occidente scateni una guerra totale. E la scatenerà. America ed Europa sappiano che siamo appena all'inizio dell'inizio. Che il bello deve ancora venire. Che d'ora innanzi non vi sarà pace per loro". E poi: "Avanzare passo per passo, millimetro per millimetro. Anno dopo anno. Decennio dopo decennio. Determinati, ostinati, pazienti. E' questa la nostra strategia. Una strategia, peraltro, che allargheremo".
    [...] e il 30 maggio [1972] ci fu l'assalto suicida all'aeroporto di Lod. Il 4 agosto, il sabotaggio all'oleodotto di Trieste. Il 16 agosto, l'episodio delle due turiste inglesi che a Roma s'erano imbarcate per Tel Aviv e che in valigia avevan messo il mangianastri regalatogli da due corteggiatori arabi. (Un mangianastri imbottito di tritolo). Il 5 settembre, l'attacco alle Olimpiadi di Monaco e la morte degli undici atleti israeliani...
    [...] Ma che l'Islam ci riservasse sorprese ancor più inquietanti, lo sospettai soltanto nel 1974. Cioè quando, nel corso d'una intervista, Giulio Andreotti mi parlò di quelli-che-bevono-le-aranciate. "I mussulmani, no?". "E che vogliono quelli-che-bevono-le-aranciate?!?". "Una grande moschea a Roma". [...] "Andreotti! Non lo sa che in Arabia Saudita non ci lasciano costruire neanche una cappellina o un tabernacolo?!?". "Eeh...!". "E poi che se ne fanno, quelli-che-bevono-le aranciate, d'una grande moschea a Roma? I mussulmani sono così pochi in Italia!". "Eeh...!". "Non gli avrete mica detto di sì?!?". "Eeh...!". "E il Papa che ne pensa?!?". "Eeh...!". [...] Esauriti quei sospiri che sembravano svuotargli i polmoni cambiò discorso, e purtroppo lo cambiai anch'io.
    [...] il sindaco di Roma aveva regalato al Centro Culturale Islamico tre ettari di terreno per erigere la grande moschea. [...] La posa della prima pietra avenne l'11 dicembre 1984 e il 7 ottobre 1985 i palestinesi di Abu Abbas espressero la loro gratitudine sequestrando la nave da crociera "Achille Lauro" nonché ammazzando un vecchio paralitico (il passeggero ebreo-americano Leon Klinghoffer) e buttandolo in mare con la sedia a rotelle. Né è tutto, visto che due mesi e mezzo dopo i palestinesi di Abu Nidal (palestinesi di stanza a Roma) irruppero all'aeroporto di Fiumicino e a raffiche di mitra uccisero sedici persone, ne ferirono ottanta. Mentre la moschea cresceva, infatti, il numero di quelli-che-bevevano-le-aranciate cresceva con lei.>>
    [pagg. da 134 a 150]
     
    Allora, vediamo un pò. Le cose da dire sarebbero tante. Le affermazioni delle persone citate certo mi ricordano quelle opposte di ex-Ministri (per fortuna!) della Repubbilca quali l'on. Calderoli&Co. Estremismi ci sono ovunque., Accusiamo gli arabi per glii attentati, ma come ci comportiamo noi nei loro confronti? Chi è che a finanziato dittature anticomuniste in Asia, Africa e America Latina durante tutta la Guerra Fredda? Non è stata forse la Cia a contribuire ai colpi di stato?...e lo fa ancora! Non siamo forse noi "Occidente" che finanziamo le loro guerre, che li riforniamo di armi? E sai perché? Perché non sono le loro guerre, ma sono le nostre guerre d'interesse. Non è forse anche Israele ad ammazzare piccoli bambini palestinesi? Non è stato propio Hitler a sterminare milioni di persone in nome di una finta superiorità di razza? Stiamo bene attenti e guardiamo le cose da tutti i punti di vista. Certo il nostro "terrorismo" non si concreta con attacchi, sabotaggi, ecc. ma si concreta in altri modi, un "terrorismo legalizzato": andiamo, invadiamo, ci impossessiamo del petrolio (tanto per fare un esempio!) in nome dell'esportazione della Democrazia. Mi risuona quel binomio benessere economico-democrazia che veniva sloganato durante la Guerra Fredda. Ma cosa pensate che sia la Democrazia? Un pacchetto regalo? Una cosa semplice? Ma non apriamo troppi discorsi, troppo lunghi, troppo complicati (ciò non toglie che mi faccia piacere parlarne, in altri momenti). Per ritornare al testo.....tutto quel che c'è scritto mi fa ragionare, mi pone tanti interrogativi in mente. E' necessario combattere questo estremismo, non sono tutti cosi, ma bisogna estirpare l'erba malsana, senza distinzioni di fede, razza o altro. Combattere il terrorismo (quello vero), ma combattere anche contro i governi di casa nostra e contro gli estremismi di casa nostra. Cerchiamo di fare i seri e smettiamola di scatenare una guerra di civiltà (che già si è scatenata).
     
    COMUNQUE PENSO CHE PRIMA O POI MI ARRESTERANNO PER VIA DEL COPYRIGHT
    5/28/2006

    "La Forza della Ragione"/6

    <<Tutto ebbe inizio un mese dopo l'Undici Settembre, ossia quando le macerie delle Due Torri erano ancora fumanti ma un comunicato dell'Ansa informò il mondo che il sindaco di Colle Val d'Elsa (diessino ed ex-Pci) aveva stanziato un miliardo e mezzo di lire per ampliare il piccolo Centro Islamico posto nella piazzetta del giornalaio e trasferirlo in un'area capace di contere anche la moschea di cui la Comunità Mussulmana di Siena e Provincia reclamava l'urgente bisogno. Per l'esatezza, l'area di San Lazzaro cioè il poggio di Abbadia. Parco verde, questo, parco pubblico. Inoltre attiguo al quartiere nel quale sarebbero sorti trecentocinquanta alloggi destinati ai chiantigiani. Quasi contemporaneamente si seppe che il municipio aveva già concesso un pezzo di terreno comunale per installarvi un cimitero islamico. Ad perpetuum, oltretutto. Il loro diritto sulla superficie durava novantanove anni, e alla scadenza dei novantanove anni poteva essere rinnovato per altri novantanove poi altri novantanove ancora eccetera. Tutte cose di cui il grosso della cittadinanza non sapeva un bel nulla e su cui, di conseguenza, non aveva mai espresso opinioni o approvazioni.
    [...] a Colle Val d'Elsa dove oltre a ventimila chiantigiani vivevano milletrecento immigrati, sì, ma solo trecento mussulmani? Quanto al cimitero, quello comunale era aperto ai defunti di qualsiasi credo e poteva essere allargato. Perché ai defunti mussulmani ne spettava uno personale, speciale? Perché le loro tombe dovevano essere ad perpetuum mentre quelle dei cristiani o degli ebrei o dei buddisti o degli atei restavano qualche decennio e basta? [...] Per l'intero 2002 e 2003 la faccenda si sviluppò indisturbata e il 30 dicembre 2003 una improvvisa delibera trasformò il parco verde in area edificabile. Ma a quel punto di scoprì che oltre all'area per erigere la moschea ci voleva anche lo spazio necessario a costruire una strada d'accesso più il parcheggio. Sicché sui terreni privati confinanti col terreno pubblico si abbatté l'esproprio.
    Ho sotto gli occhi tre comunicati-stampa che rendono bene l'idea dell'impotenza in cui un cittadino di Colle Val d'Elsa affoga quando viene costretto ad accogliere i figli di Allah. Il primo è del 16 gennaio 2003. Porta la firma del sindaco e incomincia dicendo "sono in atto fenomeni migratori di planetarie dimensioni. Fenomeni che affondano le radici nel divario tra il nord e il sud del pianeta". (No, Vossignoria. Il divario tra Nord e Sud del pianeta, consunto slogan che sicuramente Lei cita solo per farci credere che è un Intellettuale, non c'entra per nulla. Come presto Le spiegherò, c'entra invece il lercio patto che nei primi Anni Settanta i Suoi compari della Cee e dell'Unione Europea firmarono con gli sceicchi del petrolio. Legga, studi, invece di pontificare con le vecchie tesi del defunto Pci). "Però l'immigrazione è uno scambio" prosegue. "E' un arricchimento culturale, un bene che combatte l'ignoranza e il pregiudizio. Bisogna fare i conti con una società sempre più multietnica e multiconfessionale, bisogna integrarsi". (Per chi è quel bisogna ? Per loro o per Lei? Non per me. E nemmeno pei cittadini di Colle Val d'Elsa che hanno commesso il tragico errore di regalarLe una poltroncina di sindaco). [...]>>
    [pagg. da 126 a 130]
     
    Mi permetto un commento: l'immigrazione è uno scambio, sì; è un arricchimento culturale, anche questo. Ma non è vero che combatte il pregiudizio e l'ignoranza perchè l'integrazione si può creare solamente una volta che pregiudizio e ignoranza abbiano lasciato questo mondo. Per quanto riguarda il "bisogna", è vero che vige la regola dell'ospite che si deve adattare e integrare nel Paese che lo ospita, ma d'altra parte (e un sardo come me lo sa bene) esite la regola dell'ospitalità! Ebbene sì Signori, ovviamente sono gli immigrati che si devo integrare, accettare le nostre leggi e convivere (e non accettare) con le nostre usanze, tradizioni, cultura ecc. ma siamo anche noi che dobbiamo aprirci, non dobbiamo stare chiusi nel nostro mondo. Aprirci per scoprire nuovi mondi, nuove usanze, religioni, culture nel pieno rispetto reciproco. Per cui deve essere un'integrazione bilaterale, loro accettano le nostre leggi e noi garantiamo il diritto di vivere la loro vita come meglio credono, seguendo o meno le loro usanze e il loro credo. Ovviamente entro i limiti della legalità, o meglio, dell'ospitalità come io la intendo (e chi mi conosce lo sa).
    Per quanto riguarda il caso di specie, sono d'accordo con "il tragico errore della poltroncina": quel miliardo e passa doveva rimare nelle casse comunali, o essere speso per altro. Chiunque si voglia costruire una moschea, una sinagoga, una chiesa, deve fare regolare richiesta al Comune, ottiene il permesso per edificare e paga di propria tasca il terreno, i lavori e tutte le spese connesse. Lo Stato non deve sborsare un solo centesimo per far costruire moschee e tantomeno chiese (di quelle ce ne sono abbastanza!), ancora meno deve privare i cittadini delle loro terre!

    "La Forza della Ragione"/5

    <<Nessun'altra [comunità religiosa] pretende che nelle scuole pubbliche si insegni il suo credo. Non lo pretende neanche quella ebraica che tra le minoranze religiose è la più ligia al proprio confessionalismo, la più esigente. Nel suo Accordo con la Repubblica Italiana, infatti, la Comunità Ebraica parla di "eventuali richieste che potrebbero venire dagli alunni o dalle famiglie per avviare uno studio sull'ebraismo nell'ambito delle attività culturali". Ma una cosa è proporre lo-studio-sull'ebraismo-nell'ambito-delle-attività-culturali e una cosa è insegnarlo nelle scuole pubbliche come lo si insegna nelle scuole private o nelle sinagoghe. Definendosi la Seconda Religione dello Stato..>>
     
    Per la mor del cielo!!! Ci stiamo liberando faticosamente della Chiesa Cattolica, non vogliamo nessuna cazzo di religione dentro il NOSTRO Stato, lo volete capire si o no?!
     
    <<...(termine illecito in quanto lo Stato Italiano non rappresenta gli immigrati mussulmani e gli italiani convertiti all'Islam sono, ripeto, diecimila) le Bozze delle Comunità Islamiche chiedono invece che nelle nostre scuole il Corano s'insegni come s'insegna nelle loro scuole private o nelle moschee.
    Lo chiedono senza ambiguità, stavolta. Cioè precisando che tale insegnamento deve svolgersi nelle aule di ogni ordine e grado, asili compresi. Sottolineando che a impartirlo devono essere maestri scelti da loro, con programmi redatti da loro e orari graditi a loro. Peggio: lo chiedono ficcando il naso nei nostri programmi scolastici, pretendendo che "attraverso le altre materie non si diffondano altri insegnamenti religiosi". E sai che cosa significa questo? Significa che nei programmi delle altre-materie dovremmo evitare riferimenti alla religione di cui la nostra cultura è imbevuta, cioè il Cristianesimo. Significa che nei programmi di letteratura non dovremmo includere ad esempio la Divina Commedia. [...] il Cantico delle Creature di San Francesco e gli Inni Sacri di Alessando Manzoni. Nei programmi di storia non dovremmo parlare né di Gesù né dei suoi Apostoli, né di Barabba né di Ponzio Pilato, né dei Cristiani né delle Catacombe, o di Costantino e del Sacro Romano Impero. Dovremmo inoltre eliminare le lotte tra i Guelfi e i Ghibellini [...] Dovremmo passar sotto silenzio Carlo Martello e Giovanna d'Arco, la caduta di Costantinopoli e la battaglia di Lepanto. E dai programmi di filosofia dovremmo cancellare le opere di Sant'Agostino e di Tommaso d'Aquino, di Lutero e di Calvino, di Cartesio e di Pascal. Dai programmi di Storia dell'Arte dovremmo spazzar via tutti i Cristi e le Madonne di Giotto e di Masaccio, del Beato Angelico e di Filippo Lippi, del Verrocchio e del Mantegna, di Raffaello e di Leonardo da Vinci e di Michelangelo. In musica dovremmo eliminare tutti i Requiem incominciando dal Requiem di Mozart o da quello di Verdi, e guai al maestro o alla maestra che fa cantare in classe l'Ave Maria di Schubert..
    [pagg. da 120 a 123]
     
    Chiunque oserà toccare un'opera d'arte (ho detto chiunque non qualsiasi mussulmano, ma chiunque: italiano, mussulmano, ebreo, americano!) pagherà caro.
     

    "La Forza della Ragione"/4

    <<Non dimenticare che in Turchia, quella Turchia che i leader tedeschi francesi italiani sono così ansiosi di portare nell'Unione Europea, avvengono ancora cose degne di Lala Mustafa lo spellatore di Marcantonio Bragadino. (L'anno scorso a Yaylim, villaggio turco ai confini con la Siria, la trentacinquenne Cemse Allak venne lapidata dai suoi fratelli, perché in seguito ad uno stupro era rimasta incinta. La gravidanza aveva raggiunto gli otto mesi, quando la lapidarono. E il commento della cognata fu: "Che dovevamo fare? Era zittella. Aveva perso l'onore". Il commento del fratello fu: "Stupro o no, ci aveva disonorato"). In Germania, del resto, la mafia fondamentalista costringe gli immigrati a detrarre dal salario la cosiddetta Tassa Rivoluzionaria. Tassa che serve a finanziare i partiti islamici della madre-patria ossia i partiti decisi a spazzar via il ricordo di Atatürk>>
    [pag. 78]
     
    <<[...] la Costituzione Italiana stabilisce in modo inequivocabile che il diritto di voto spetta ai cittadini e basta. "Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico" dice l'articolo 48 del Titolo IV Rapporti Politici. Di voto allo straniero, insomma, non ne parla proprio. Non ne parlano neanche gli articoli seguenti. Né si capisce perché dovrebbero. Non spetta mica agli stranieri scegliere i rappresentanti di chi li ospita! Io non voto in America. Neanche per eleggere il sindaco di New York, sebbene risieda a New York dove pago una barca di tasse. E lo ritengo giusto. Perché mai dovrei votare in un paese del quale non sono cittadina?!? Non voto nemmeno in Francia, in Inghilterra, in Irlanda, in Belgio, in Olanda, in Danimarca, in Svezia, in Germania, in Spagna, in Portogallo, in Grecia eccetera, sebbene sul mio passaporto sia scritto "Unione Europea". E per gli stessi motivi lo ritengo giusto. Ma in uno dei suoi articoli il Trattato di Maastricht "contempla" il presunto diritto degli immigrati a votare ed essere votati nelle elezioni comunali nonché europee. E la Risoluzione approvata il 15 gennaio 2003 dal Parlamento Europeo "caldeggia" l'idea, raccomanda agli Stati membri d'estendere il diritto di voto agli extracomunitari che soggiornano da almeno cinque anni in uno dei loro paesi. Diritto anzi presunto diritto che la demagogia unita al cinismo ha già concesso in Irlanda, in Inghilterra, in Olanda, in Spagna, in Danimarca, in Norvegia, e che in Italia una legge approvata nel 1998 dal governo di Centro-Sinistra ha concesso per i referendum consultivi. Diritto anzi presunto diritto che il diessino presidente della Regione Toscana e il filodiessino presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, vogliono estendere "almeno" alle elezioni amministrative. Diritto anzi presunto diritto che qualcuno vorrebbe dare anche agli irregolari ossia ai clandestini. (Ai turisti di passaggio no?).
    [pagg. 95-96]

    "La Forza della Ragione"/3

    <<Dove [in Francia] dieci anni fa una ragazza franco-turca di Colmar venne lapidata dalla sua famiglia ossia dalla madre e dai fratelli e dagli zii perché s'era innamorata d'un cattolico e voleva sposarlo. ("Meglio morta che disonorata" fu il commento di quella famiglia). Dove nel novembre del 2001, quindi appena due mesi dopo l'Undici Settembre, una studentessa franco-marocchina di Galeira, Corsica, venne giustiziata con ventiquattro coltellate dal padre perché stava per sposare un còrso, cattolico anche lui. ("Meglio ergastolano che disonorato" fu il commento di tanto padre). Dove già nel 1994 lo stilista della Maison Chanel dovette chiedere ufficialmente scusa alle comunità mussulmane nonché distruggere decine di bellissimi abiti perché nella collezione estiva aveva usato stoffe ricamate o stampate coi decorativi versetti del Corano in arabo. Dove di recente è stato ingiunto a un contadino di toglier la croce che teneva in un campo di grano (un campo che gli appartiene) perché "la vista di quel simbolo religioso causa tensioni fra i mussulmani". Dove l'arroganza islamica vorrebbe abolir nelle scuole i testi "blasfemi" di Voltaire e Victor Hugo. Con quei testi blasfemi l'insegnamento della biologia, scienza "invereconda perché si occupa del corpo umano e del sesso". Con l'insegnamento della biologia le lezioni di ginnastica e di nuoto, sport che non si può fare col burkah o il chador.>>
    [pagg. 66-67]
     
    <<Vacci e guarda il Collège Edgard Quinet [Marsiglia] dove il novantacinque per cento degli scolari sono mussulmani e dove l'anno scorso una quindicenne di nome Nyma venne bastonata dai suoi compagni di classe e poi buttata dentro un bidone di spazzatura perché indossava i blue-jeans. Nel bidone rischiò anche di venir bruciata. Dico "rischiò" perché venne salvata dal preside della scuola, Jean Pellegrini, che per questo si beccò due pugnalate. (Sai tirate da chi? Dal fratello di Nyma).>>
    [pagg. 68-69]

    "La Forza della Ragione"/2

    << [...] e sia pure a volo d'uccello vogliamo darci un'occhiata alla Storia che il signor Dudù vorrebbe controllare cioè cancellare? Fu nel 635 d.C. cioè tre anni dopo la morte di Maometto che gli eserciti della Mezzaluna invasero la cristiana Siria e la cristiana Palestina. Fu nel 638 che si presero Gerusalemme e il Santo Sepolcro. Fu nel 640 che conquistata la Persia e l'Armenia e la Mesopotamia ossia l'attuale Iraq invasero il cristiano Egitto e dilagarono nel cristiano Maghreb cioè in Tunisia e in Algeria e in Marocco. Fu nel 668 che per la prima volta attaccarono Costantinopoli, le imposero un assedio che sarebbe durato cinque anni. Fu nel 711 che attraversato lo Stretto di Gibilterra sbarcarono nella cattolicissima Penisola Iberica, s'impossessarono del Portogallo e della Spagna dove nonostante i Pelayo e i Cid Campeador e i vari sovrani impegnati nella Reconquista rimasero per ben otto secoli. E chi crede al mito della "pacifica convivenza" che secondo i collaborazionisti caratterizzava i rapporti tra conquistati e conquistatori farebbe bene a rileggersi le storie dei conventi e dei monasteri bruciati, delle chiese profanate, delle monache stuprate, delle donne cristiane o ebree rapite per essere chiuse negli harem. Farebbe bene a riflettere sulle crucifissioni di Cordova, sulle impiccagioni di Granada, sulle decapitazioni di Toledo e di Barcellona, di Siviglia e di Zamora. (Quelle di Siviglia, volute da Mutamid, il re che con le teste mozze degli ebrei e dei cristiani adornava i giardini del suo palazzo. Quelle di Zamora, da Almanzor: il visir definito il-mecenate-dei-filosofi, il più grande leader che la Spagna Islamica abbia mai prodotto, e che i cani-infedeli li eliminava a dozzine per volta). Cristo! A invocare il nome di Gesù o della Madonna, in Spagna, si finiva subito giustiziati. Crocifissi, appunto, o decapitati o impiccati o impalati. A suonare le campane, lo stesso. A indossare un indumento verde, colore esclusivo dell'Islam, idem. E al passaggio d'un mussulmano ogni ebreo o cristiano aveva l'obbligo di scostarsi, inchinarsi. Se un mussulmano li aggrediva o li insultava, non potevano ribellarsi. Quanto allo sbandierato particolare che i cani-infedeli non avessero l'obbligo di convertirsi all'Islam, anzi non fossero incoraggiati a farlo, sai a cosa era dovuto? Al fatto che i convertiti non pagassero le tasse. I cani-infedeli rimasti infedeli, invece, sì. Dalla Spagna nel 721 passarono alla non meno cattolica Francia. Guidati da Abd al-Rahman, il governatore dell'Andalusia, varcarono i Pirenei, presero Narbonne. Vi massacrarono tutta la popolazione maschile, ridussero in schiavitù tutte le donne e tutti i bambini, quindi proseguirono per Carcassonne. Da Carcassonne passarono a Nîmes dove fecero strage di monache e frati. Da Nîmes passarono a Lione e a Digione dove razziarono ogni singola chiesa...E sai quanto durò il loro avanzare in Francia? Undici anni. A ondate. Nel 731 un'ondata di trecentottantamila fanti e sedicimila cavalieri arrivò a Bordeaux che si arrese immediatamente. Poi da Bordeaux si portò a Poitiers, da Poitiers si portò a Tours, e se nel 732 Carlo Martello non avesse vinto la battaglia di Poitiers-Tours oggi anche i francesi ballerebbero il flamenco. Nell'827 sbarcarono in Sicilia, altro bersaglio delle loro bramosie. Al solito massacrando decapitando impalando crucifiggendo conquistando Siracusa e Taormina, Messina e Palermo, e in tre quarti di secolo (tanti ce ne vollero per piegare la fiera resistenza dei siciliani) la islamizzarono. Vi rimasero oltre due secoli e mezzo, in Sicilia. Cioè fin quando vennero sloggiati dai Normanni, ma nell'836 sbarcarono a Brindisi. Nell'840, a Bari. E islamizzarono anche la Puglia. Nell'841 sbarcarono ad Ancona. Poi dall'Adriatico si riportarono nel Tirreno e durante l'estate dell'846 sbarcarono ad Ostia. La saccheggiarono, la incendiarono, e risalendo le foci del Tevere giunsero a Roma. La misero sotto assedio e una notte vi irruppero. Depredarono le basiliche di San Pietro e di San Paolo, le saccheggiarono, e per liberarsene Papa Sergio II dovette impegnarsi a versargli un tributo annuo di 25 mila monete d'argento. Per prevenire altri attacchi, il suo successore Leone IV dovette rizzare le mura Leonine.
    Abbandonata Roma, però, si piazzarono in Campania. Vi restarono settant'anni distruggendo Montecassino e tormentando Salerno: città nella quale, a un certo punto, si divertivano a sacrificare ogni notte la verginità di una monaca. Sai dove? Sull'altare della cattedrale. Nell'898, invece, sbarcarono in Provenza. Per l'esattezza, nell'odierna Saint-Tropez. Vi si stabilirono, e nel 911 varcarono le Alpi per entrare in Piemonte. Occuparono Torino e Casale, dettero fuoco alle chiese e alle biblioteche, ammazzarono migliaia di cristiani, poi passarono in Svizzera. Raggiunsero la valle dei Grigioni e il lago di Ginevra e poi, scoraggiati dalla neve, fecero dietro-front. Tornarono nella calda Provenza. Nel 940 occuparono Tolone dove sarebbero rimasti e... Oggi è di moda battersi il petto per le Crociate. Biasimare l'Occidente per le Crociate, vedere nelle Crociate un'ingiustizia commessa ai danni dei poveri mussulmani innocenti. Ma prima d'essere una serie di spedizioni per rientrare in possesso del Santo Sepolcro cioè di Gerusalemme (che era stata presa dai mussulmani non da mia zia) le Crociate furono la risposta a quattro secoli di invasioni occupazioni angherie carneficine. Furono una controffensiva per bloccare l'espansionismo islamico in Europa. Per deviarlo (mors tua vita mea), verso l'Oriente. Verso l'India, l'Indonesia, la Cina. Poi verso l'intero continente africano nonché verso la Russia e la Serbia dove i Tartari convertiti all'Islam stavano già imponendosi ai seguaci di Cristo. Concluse le Crociate, infatti, i figli di Allah ripresero a seviziarci come prima e più di prima. Ad opera dei turchi, stavolta, che si accingevano a partorire l'Impero Ottomano. Un impero che fino al 1700 avrebbe condensato sull'Occidente tutta la sua ingordigia, la sua voracità, e trasformato l'Europa nel suo campo di battaglia preferito. Interpreti e portatori di quella voracità, i famosi giannizzeri che ancor oggi arricchiscono il nostro linguaggio col sinonimo di sicario o fanatico o assassino. E sai chi erano in realtà i giannizzeri? Le truppe scelte dell'Impero, i supersoldati capaci di immolarsi quanto di combattere massacrare saccheggiare. Sai dove venivano reclutati o meglio sequestrati? Nei paesi sottomessi all'Impero. In Grecia, per esempio, o in Bulgaria, in Romania, in Ungheria, in Albania, in Serbia. Spesso anche in Italia, lungo le coste battute dai pirati. (Quelle coste dove ancora oggi vedi i residui delle torrette che servivano ad avvistarli, lanciare l'allarme alle città e ai villaggi. E dove risuona ancora l'eco dell'urlo che oggi suona beffardo ma che al tempo dei saraceni era straziante: "Mamma, li turchi!"). Li sequestravano all'età di undici o dodici anni, insieme ai bambini molto piccoli cioè quelli da mettere nei serragli dei sultani o dei visir dediti alla pedofilia, e li sceglievano tra i primogeniti più belli e più forti delle famiglie importanti. Dopo averli convertiti li chiudevano nelle caserme e qui, proibendogli di sposarsi e di avere qualsiasi tipo di rapporto amoroso o affettivo, li indottrinavano come neanche Hitler sarebbe riuscito a indottrinare le sue Waffen SS. Li trasformavano nella più formidabile macchina da guerra che il mondo avesse mai visto dal tempo degli antichi romani.
     
    Non vorrei annoiarti con lezioncine di Storia che nelle nostre scuole sarebbero peccato mortale, ma sia pure in modo sommario questa rinfrescata della memoria devo continuarla ed ecco. Nel 1356, cioè ottantaquattro anni dopo l'Ottava Crociata, i turchi si beccarono Gallipoli cioè la penisola che per cento chilometri si estende lungo la riva settentrionale dei Dardanelli. Da lì partirono alla conquista dell'Europa sud-orientale e in un batter d'occhio invasero la Tracia, la Macedonia, l'Albania. Piegarono la Grande Serbia, e con un altro assedio di cinque anni paralizzarono Costantinopoli ormai del tutto isolata dal resto dell'Occidente. Nel 1396 si fermarono, è vero, per fronteggiare i Mongoli (a loro volta islamizzati). Però nel 1430 riesumarono la marcia occupando la veneziana Salonicco. Travolgendo i cristiani a Varna nel 1444 si assicurarono il possesso della Valacchia, della Moldavia, della Transilvania, insomma dell'intero territorio che oggi si chiama Bulgaria e Romania, e nel 1453 assediarono di nuovo Costantinopoli che il 29 maggio cadde in mano a Maometto II: una belva che in virtù dell'islamica Legge sul Fratricidio (legge che per ragioni dinastiche autorizza un sultano ad assassinare i familiari più stretti) era salita al trono strozzando il fratellino di tre anni. E a proposito: conosci il racconto che sulla caduta di Costantinopoli chi ha lasciato la scrivania Phrantzes? Forse no. Nell'Europa che piange soltanto per i mussulmani, mai per i cristiani o gli ebrei o i buddisti o gli induisti, non sarebbe Politically Correct conoscere i dettagli sulla caduta di Costantinopoli. Gli abitanti che al calar della sera cioè mentre Maometto II cannoneggiava le mura di Teodosio si rifugiano nella cattedrale di Santa Sofia e qui si mettono a cantare i salmi, invocare la misericordia divina. Il patriarca che a lume delle candele celebra l'ultima Messa per rincuorare i più terrorizzati grida: "Non abbiate paura! Domani sarete nel Regno dei Celi e i vostri nomi sopravvivranno fino alla notte dei tempi!". I bambini che piangono terrorizzati, le mamme che li rincuorano: "Zitto, figlio, zitto! Moriamo per il nostro imperatore Costantino XI, per la nostra patria!". Le truppe ottomane che suonando i tamburi entrano dalle brecce delle mura crollate, travolgono i difensori genovesi e veneziani e spagnoli, a colpi di scimitarra li ammazzano tutti, poi irrompono nella cattedrale e decapitano perfino i neonati. Con le loro testine mozze si divertono a spengere i ceri... Durò dall'alba al pomeriggio, la strage. Si placò solo al momento in cui il Gran Visir salì sul pulpito di Santa Sofia e ai massacratori disse: "Riposatevi. Ora questo tempio appartiene ad Allah". Intanto la città bruciava, la soldataglia crucifiggeva e impalava, i giannizzeri violentavano e poi sgozzavano le monache (quattromila in poche ore). Oppure incatenavano i sopravvissuti per venderli al mercato di Ankara. I cortigiani, invece, allestivano il Pranzo della Vittoria. Quel pranzo durante il quale Maometto II si ubriacò (in barba al Profeta) con i vini di Cipro e, avendo un debole pei giovinetti, si fece portare il primogenito del granduca greco-ortodosso Notaras. Un quattordicenne noto per la sua bellezza. Dinanzi a tutti lo stuprò, e dopo averlo stuprato si fece portare i suoi familiari. I suoi genitori, i suoi nonni, i suoi zii, i suoi cugini. Dinanzi a lui li decapitò. Uno ad uno. Fece anche distruggere tutti gli altari, fondere tutte le campane, trasformare tutte le chiese in moschee o bazaar. Eh, sì. Fu a questo modo che Costantinopoli divenne Istambul. Ma i Dudù dell'Onu e gli insegnanti delle nostre scuole non vogliono sentirselo dire.
    Tre anni dopo e cioè nel 1456 conquistarono Atene dove, di nuovo, Maometto II trasformò le chiese e gli antichi edifici. Con la coquista di Atene completarono l'invasione della Grecia che avrebbero tenuto e rovinato per ben quattrocento anni. Quindi attaccarono la Repubblica di Venezia che nel 1476 se li ritrovò anche dentro il Friuli poi nella vallata dell'Isonzo. Nel 1480, invece, si buttarono di nuovo sulle Puglie. Sempre per ordine di Maometto II il 28 luglio l'armata di Akmet Pascià sbarcò ad Otranto che invano difesa dai cittadini con un manipolo di soldati cadde nel giro di due settimane. E come a Costantinopoli fecero piazza pulita. Irruppero nella cattedrale dove decapitarono subito l'arcivescovo intento a impartire l'Eucarestia, e con l'arcivescovo tutti i sacerdoti. Rapirono tutte le donne giovani e belle, le dettero in pasto alla truppa, e le altre le ammazzarono o le presero schiave. Infine rastrellarono ottocento superstiti dai quindici anni in su e li portarono all'accampamento di Akmet Pascià che pose il seguente aut-aut: "Volete convertirvi o morire?". "Preferisco morire" rispose il sedicenne Antonio Grimaldo Puzzella, cimatore di panni cioè operaio tessile. Allora tutti si misero a gridare "anch'io, anch'io" ed Akmet Pascià li accontentò tagliandogli la testa. A cesto teste al giorno, durò otto giorni il massacro. Si salvò soltanto un certo Bernabei, l'unico che aveva scelto di convertirsi. Ma presto risultà un pessimo mussulmano e per castigo venne impalato. (Ce lo racconta Pietro Colonna nel suo Commenti sull'Apocalisse). Durante il secolo successivo, più o meno lo stesso. Perché nel 1512 sul trono dell'Impero Ottomano salì Selim il Sanguinario. Sempre in virtù della Legge sul Fratricidio ci salì strozzando due fratelli più cinque nipoti più vari califfi nonché un numero imprecisato di visir, e da costui nacque il lungimirante sultano che voleva fare lo "Stato Islamico d'Europa". Solimano il Magnifico. Appena incoronato, infatti, il Magnifico allastì un'armata di quasi quattrocentomila uomini e trentamila cammelli più quarantamila cavalli e trecento cannoni. Dalla ormai islamizzata Romania nel 1526 si portò nella cattolica Ungheria e nonostante l'eroismo dei difensori ne disintegrò l'esercito in meno di quarantotto ore. Poi raggiunse Buda, oggi Budapest. La dette alle fiamme e indovina quanti ungheresi (uomini e donne e bambini) finirono subito al mercato degli schiavi che ora caratterizzava Istambul: centomila. Indovina quanto finirono, l'anno seguente, nei mercati che competevano con quello di Istambul cioè nei bazaar di Damasco e di Bagdad e del Cairo e di Algeri: tre milioni. Ma neanche questo gli bastò. Per realizzare lo "Stato Islamico d'Europa", infatti, allestì una seconda armata con altri quattrocento cannoni e nel 1529 dall'Ungheria si portò in Austria. L'ultracattolica Austria che ormai veniva considerata il baluardo della Cristianità. Non riuscì a conquistarla, è vero. Dopo cinque settimane di inutili assalti preferì ritirarsi. Ma ritirandosi trucidò trentamila contadini che non gli meritava di vendere come schiavi perchè il prezzo degli schiavi era troppo calato a causa dei tre milioni e centomila catturati in Ungheria, e appena rientrato affidò la riforma della flotta al famoso pirata Khayr al-Din detto il Barbarossa. La riforma gli consentì di rendere il Mediterraneo un feudo acqueo dell'Islam sicché, dopo aver spento una congiura di palazzo facendo strangolare il primogenito e il secondogenito più i loro sei bambini cioè i suoi nipotini, nel 1565 si buttò sulla roccaforte cristiana di Malta. E non servì a nulla che nel 1566 morisse (alleluja!) d'infarto cardiaco. Non servì perché al trono ci salì il suo terzo figlio. Noto, lui, non con l'appellativo di Magnifico besì di Ubriacone. E fu proprio sotto Selim l'Ubriacone che nel 1571 il generale Lala Mustafa conquistò la cristianissima Cipro, qui commise una delle infamie più vergognose di cui il cosiddetto Faro di Civiltà si sia macchiato. Intendo dire il martirio del patrizio e senatore veneziano Marcantonio Bragadino, governatore dell'isola. Come lo storico Paul Fregosi ci racconta nel suo straordinario libro Jihad, dopo aver firmato la resa Bragadino si recò infatti da Lala Mustafa per discutere i termini della futura pace. Ed essendo uomo ligio alla forma si recò in gran pompa: a cavallo d'un destriero squisitamente barbato, indossando la toga viola del Senato, scortato da quaranta archibugieri in alta uniforme e dal bellissimo paggio Antonio Quirini (il figlio dell'ammiraglio Quirini) che sopra la sua testa reggeva un prezioso parasole a frangia. Ma di pace non si parlò davvero. Perché in base al piano già stabilito i giannizzeri sequestraron subito il bellissimo Antonio. Lo chiusero nel serraglio di Lala Mustafa che i giovinetti li deflorava ancor più volentieri di Maometto II, poi circondarono i quaranta archibugieri e a colpi di scimitarra li fecero a pezzi. Letteralmente a pezzi. Infine disarcionarono Bragadino, seduta stante gli tagliarono il naso e le orecchie, e così mutilato lo costrinsero a inginocchiarsi dinanzi al vincitore che lo condannò ad essere spellato vivo. L'esecuzione avenne tredici giorni dopo, alla presenza di tutti i ciprioti cui era stato ingiunto d'assistere. Mentre i giannizzeri lo schernivano per il volto senza naso e senza orecchie, Bragadino dovette far più volte il giro della città trascinando sacchi di spazzatura e leccando la terra ogni volta che passava dinanzi a Lala Mustafa. Poi il supplizio finale. Morì mentre lo spellavano. E con la sua cute imbottita di paglia Lala Mustafa ordinò di fabbricare un fantoccio che messo a cavalcioni d'una vacca girò un'altra volta intorno alla città quindi venne issato sul pennone principale della nave ammiraglia. A gloria dell'Islam.
    Del resto non servì nemmeno che il 7 ottobre dello stesso anno i veneziani furibondi ed alleati con la Spagna, il Papato, Genova, Firenze, Torino, Parma, Mantova, Lucca, Ferrara, Urbino e Malta scofiggessero la flotta di Alì Pascià nella battaglia navale di Lepanto. Ormai l'Impero Ottomano era arrivato all'apice della potenza, e con i sultani successivi l'attacco al continente europeo proseguì indisturbato. Arrivò sino alla Polonia dove le orde con la mezzaluna entrarono due volte. Nel 1621 e nel 1672. Infatti il sogno di stabilire lo "Stato Islamico d'Europa" si bloccò soltanto nel 1683. Cioè quando il Gran Visir Kara Mustafa mise insieme mezzo milione di soldati più mille cannoni, quarantamila cavalli, ventimila cammelli, ventimila elefanti, ventimila bufali, ventimila muli, ventimila tra vacche e tori, diecimila tra pecore e capre, nonché centomila sacchi di granturco, cinquantamila sacchi di caffé, un centinaio tra mogli e concubine. Trascinandosi dietro tutto quel bendiddio entrò di nuovo in Austria. Rizzando un immenso accampamento (venticinquemila tende a parte la sua, munita di struzzi e pavoni e fontane) raggiunse Vienna che per la seconda volta finì sotto assedio. Il fatto è che a quel tempo gli europei erano più intelligenti di quanto lo siano oggi. Ed esclusi i francesi che anche allora se la facevano con l'Islam (Trattato di Alleanza firmato dal Re Sole) ma che agli austriaci avevano promesso di restar neutrali, tutti corsero a difendere la città ormai considerata il baluardo del Cristianesimo. Tutti. Inglesi, spagnoli, tedeschi, ucraini, polacchi, genovesi, veneziani, toscani, piemontesi, pontifici. Il 12 settembre riportarono la straordinaria vittoria che costrinse Kara Mustafa a fuggire abbandonando anche i cammelli e gli elefanti, gli struzzi e i pavoni, le concubine e le mogli, sicché...
    Bè... per evitare che cadessero in mano ai cani-infedeli, le mogli e le concubine Kara Mustafa le sgozzò. Una ad una. Comunque guarda: l'attuale invasione dell'Europa non è che un altro aspetto di quell'espansionismo. Di quell'imperialismo, di quel colonialismo. Più subdolo, però, più infido. [...]>>
    [pagg. da 38 a 52]
    5/27/2006

    "La Forza della Ragione"

    Tratto da "La FORZA della RAGIONE", Oriana Fallaci. Rizzoli International 2004 (edizione aggiornata)
     
    << [...] che razza di democrazia è una democrazia che vieta il dissenso, lo punisce, lo trasforma in reato? Che razza di democrazia è una democrazia che invece di ascoltare i cittadini li zittisce, li consegna al nemico, li abbandona agli abusi e alle prepotenze? Che razza di democrazia è una democrazia che favorisce la teocrazia, ristabilisce l'eresia, sevizia e manda al rogo i suoi figli? Che razza di democrazia è una democrazia dove la minoranza conta più della maggioranza e dove, contando più della maggioranza, spadroneggia e ricatta?!? Una non-democrazia, ti dico. Un imbroglio, una menzogna. E che razza di libertà è una libertà che impedisce di pensare, parlare, andare controcorrente, ribellarsi, opporsi a chi ci invade o ci imbavaglia? Che razza di libertà è una libertà che i cittadini li fa vivere nel timore d'essere trattati anzi processati e condannati come delinquenti? Che razza di libertà è una libertà che oltre ai ragionamenti vuole censurare i sentimenti e quindi stabilire chi devo amare, chi devo odiare, sicché se odio gli americani nonché gli israeliani vado in Paradiso e se non amo i mussulmani vado all'Inferno? Una non-libertà, ti dico. Una beffa, una farsa.>>
    [pagg. 34-35]
     
    Ho letto le opere della Fallaci da tempo, appena uscite; ma ora le rileggo, con ottica diversa, con un bagaglio culturale diverso e soprattutto con una mente più aperta e quindi diversa da prima. Voglio quindi dire, a scanso di equivoci, che se riporto una parte del testo ciò non vuol dire che io lo accolga a pieno, anzi potrebbe essere anche il contrario....per cui non fatevi idee strane. In generale ho una certa stima per la Signora Fallaci, è stata e lo è ancora, un'ottima giornalista che non ha mai avuto peli sulla lingua, inviata di guerra e "alza-polveroni" in ogni tempo. Ovviamente non nascondo che tale stima si basa soprattutto sulle opere datate più che sulle ultime. In queste ("La Rabbia e l'Orgoglio", "La Forza della Ragione", "L'Apocalisse") ritrovo comunque delle comunanze con le mie posizioni, ma giudico quelle della Fallaci un pò troppo pesanti, non del tutto coerenti alla realtà; molte volte sembra che faccia di tutta l'erba un fascio, ma non per questo mi rifiuto di leggerla. Ha pienamente il diritto di scrivere ciò che pensa, nessuno può accusarla! Che dica o meno cose esatte ciò non vuol dire che le si deve togliere tale diritto. Io ho il diritto di scrivere qui, ognuno ha il diritto di scrivere e dire ciò che pensa, e voglio che questo diritto venga garantito anche a lei. Probabilmente sono più "pagliacci" i cretini che le fanno causa per xenofobia e istigazione alla violenza, povera gente.
     
    Non rifiuto di leggere o ascolare nessuno perchè è un mio saldo principio quello di giudicare una volta letto un libro o ascoltata una persona, cercare di eliminare ogni pregiudizio....anche se poi questo non mi riesce sempre tanto facile.
     
    5/17/2006

    "Saltatempo"/3

    Purtroppo anche questa lettura sta giungendo al termine. Mancano solo dodici pagine, non vedo l'ora di leggerle, ma non vorrei andare avanti. Non vorrei perdere quel piacere che sentivo mentre leggevo questo libro.....ho riso e addirittura pianto tra le sue pagine, quasi mi sentivo parte integrante di quelle pagine, dentro la storia.
    Pensare che anche questa è finita mi dispiace, e non poco. Una lettura che mi ha accompagnato in questi dieci giorni (gli ultimi in particolare) che mi sono sembrati un'eternità. Perchè, paradossalmente, le cose belle durano poco, ma a te sembrerebbe siano durate tantissimo. Dicevo...ormai era diventato un rito: tornare a casa tardi, preparasi per dormire, sdraiarsi sul letto che ormai erano le 3:00, ma quel libro color arancione sul comodino mi chiamava. Una breve lettura, che si protraeva sino alle 4:00 del mattino; il sonno non si faceva sentire quando avevo quel libro in mano!
    Ma ora, dopo che avrò letto quelle ultime dodici pagine, non troverò più quel libro sul comodino, quel piacere di leggere la storia di Saltatempo nel quale per certi versi mi immedesimavo, per altri invidiavo.
    Non sono i libri da leggere a mancarmi (grazie a Dio!): nella mia libreria stanno strettissimi, fanno a spinte e sono tutti in fila, pronti per essere letti; ne compro tanti anche se non li leggo subito. Troverò un'altra storia da leggere, forse migliore forse no, ma resta il fatto che ognuna ha la sua unicità e perderla è comunque un dispiacere!
     
    Come al solito lascia qualche "stralcio"...
     
    <<Non era il diario di una banda di incazzati vendicativi, no, era un piccolo libro forse settario e ingenuo, ma generoso. Lì c'era scritto: questo tocca anche a noi difenderlo, è tesoro e pena di chi ci sta vicino, vogliamo che queste cose cambino, lo speriamo ancora ...[qualche pagina dopo]... Non succederà niente. Noi ci abbiamo creduto, la nostra vita è stata piena di porcherie e meschinerie, ma ogni tanto suonava la tromba e tutti al nostro posto, a lottare e a darci una mano. Abbiamo creduto di poter essere liberi, di non far tornare quei vent'anni di divise nere. Ma la tromba suona fioca adesso. Ci hanno venduto, uno per uno. Hanno venduto le nostre povere vite e la nostra storia, per fare una storia insieme agli altri, una storia finta, che non ha neanche un lieto fine, finisce nell'indifferenza per tutto e per tutti.>>
    [pagg. 121 e 118-119]
     
    <<Mentre torno in treno sto leggendo un libro, è Martin Eden. E' la scena finale di quando lui si uccide gettandosi in mare. Non riesco a andare avanti. Chiudo il libro, e in quel momento sento che mio padre è morto.>>
    [pag. 118]
     
    ...ma anche qualche risata:
     
    <<Quando mio padre fu calato nella buca si sentì una voce tuonare:
    -Ma che cassa di merda!
    [...] era forse la voce di mio papà che si lamentava dall'oltretomba? No, era Balduino, pieno di liquore come un dolce di nozze.
    - A lui non piaceva il mogano, diceva sempre, il noce sì che è un gran legno, vorrei una cassa di noce.
    E accadde qualcosa di inusuale. La cerimonia di fermò. I due baristi [...] corsero in macchina in un paese vicino. Don Brusco chiese cosa stava succedendo.
    - Non abbiamo il permesso della commissione provinciale loculi - disse Baruch.
    - Potrebbe esserci una falda d'acqua sotterranea - dissi io.
    - Oppure del tartufo - disse Caprone.
    - Forse anche un'anfora antica - disse la Luciana.
    Il parroco ulteriormente zibibbato (ubriaco) si addormentò su una lapide. Dopo poco arrivò la bara nuova, di noce. In quattro si nascosero dietro una siepe e fecero il trasbordo. Il parroco fu svegliato, la nuova bara fu calata. Arrivò zio Nevio di corsa, con una scarpa in mano.
    - E' rimasta fuori questa - disse.
    Pensammo: se è in paradiso ci sono le nuvole e non servono scarpe. Se è all'inferno ti bruci anche con le scarpe. Nei grandi pascoli si va a cavallo. Nel paradiso islamico ci si toglie le scarpe prima di entrare. Buddha va notoriamente a piedi nudi. E se dopo c'è il nulla, nel nulla non si cammina.>>
    [pag. 120]
     
    <<Del giorno della maturità ricordo poco. [...] Poi affrontai il prof di greco. Aveva una terribile fama e un aspetto spaventoso, col cranio pelato, folte sopracciglia e una gran barba nera incolta. Sembrava il cattivo dei film di Charlot.
    - Odissea - tuonò - libro sedicesimo da questo verso, legga, traduca e commenti.
    Lessi, era l'incontro tra Telemaco e Ulisse: leggendo vedevo ogni parola e ogni immagine, la stanza scomparve, Itaca mi circondò con i suoi ulivi, vidi il mare di Cesenatico non avendo mai visto quello greco. Mi sentii stanco come Ulisse, e felice come Telemaco.
    - Adesso traduco? - dissi.
    - No - rispose lui - mi è bastato sentire come ha letto.
    E un grande sorriso si dipinse sul faccione da orco. Pensai, la scuola è noia supplizio e cose che non resteranno, ma altre riaffioreranno un pò alla volta, e altre non le scorderai, come questo momento di simpatia con un omaccio che conobbi per pochi minuti e non rividi mai più.>>
    [pag. 223]